Crisi Pdl, pronti i gruppi di Fini

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Generazione Italia: si chiameranno "Futuro e Libertà per l'Italia". I fedelissimi del presidente della Camera sarebbero 35 deputati e 11 senatori. Elezioni anticipate? Il Senatur risponde alzando il dito medio. Berlusconi: "La squadra non cambia"

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E' il giorno di Gianfranco Fini. Dopo la rottura con Silvio Berlusconi e il divorzio, o forse meglio la cacciata dal Pdl, questo è il momento di unire uno a uno i fedelissimi pronti a seguirlo in una nuova avventura: la creazione di nuovi gruppi parlamentari autonomi.
Già dalla prima mattina, complice la convocazione dell'Aula alle 9, i corridoi e il cortile della Camera si sono animati di capannelli di deputati. La rottura è evidente anche nella composizione dei gruppetti: i finiani ormai fanno 'repubblica' a sé.

Azione Nazionale; Nazione e Libertà; Futuro e Libertà e Libertà per l'Italia - Quanto al nome si attende solo la conferma ufficiale da parte di Gianfranco Fini. Secondo quanto annunciato da Generazione Italia, però, la scelta sarebbe stata fatta: "i gruppi si chiameranno "Futuro e Libertà per l'Italia" annuncia sul sito Internet.
"Una denominazione che ci piace davvero tanto - si legge sulla home page del sito - Dall’idea di Generazione Italia: “Per costruire l’Italia del 2020, bisogna ripartire da un rinnovato senso dello Stato. Un nuovo orgoglio nazionale che dovremo trasmettere nella scuola, nel mondo della giustizia e dell’economia. Solo così potremo salvare il nostro Paese dal declino e dalla sensazione di decadenza tanto diffusa tra gli italiani”.

Voci e indiscrezioni si sono però rincorse per tutta la mattinata.
All'inizio, l'ipotesi più affermata sembrava essere Alleanza Nazionale, AN quindi. Ancora una volta: una sorta di ritorno alle radici per l'attuale terza carica dello Stato, fondatore dell'altro AN, Alleanza Nazionale, scioltosi per confluire nel progetto Pdl.
In mattina, altre fonti davano invece per sicuro il nome Nazione e Libertà, con sigla NL.
E arriva anche la dichiarazione di Fabio Granata che conversando in Transatlantico avrebbe detto: "Ancora non è stato deciso nulla. Si parla con insistenza anche di 'Futuro e libertà".

Iniziamo dai numeri: 35 parlamentari e 11 senatori - Sarebbero 35 i deputati fedeli a Gianfranco Fini che potrebbero entrare nei nuovi gruppi autonomi dopo lo strappo di giovedì. Per la costituzione del gruppo mancano solo le ultime formalità che dovrebbero essere completate nel pomeriggio. Qualche problema in più invece ci sarebbe in Senato, dove proseguono i contatti per raggiungere il numero utile a costituire un gruppo. I finiani però assicurano di essere già almeno in 11.

Finiani, i nomi e i cognomi - Tra gli esponenti vicini al presidente della Camera che hanno annunciato di aderire al nuovo gruppo, oltre a Italo Bocchino, Carmelo Briguglio e Fabio Granata, ci sarbbero:
Enzo Raisi, Luca Barbareschi, Francesco Proietti, Francesco Divella, Antonio Buonfiglio, Claudio Barbaro, Maria Grazia Siliquini, Flavia Perina, Angela Napoli, Luca Bellotti, Aldo Di Biagio, Nino Lo Presti, Giuseppe Scalia, Gianfranco Conte, Benedetto Della Vedova, Adolfo Urso e Mirko Tremaglia.
A questo, si sarebbero inoltre aggiunte le firme di:
Roberto Menia, Silvano Moffa, Gianfranco Paglia, Donato Lamorte, Alessandro Ruben, Adolfo Urso, Giulia Bongiorno, Andrea Ronchi, Giulia Cosenza, Giuseppe Angeli, Carmine Santo Patarino, Giuseppe Consolo, Catia Polidori. La trentaquattresima firma, a quanto si apprende, potrebbe essere quella della deputata Souad Sbai.

Governo, Berlusconi: la squadra non cambia - A quanto si apprende, Silvio Belusconi, dopo aver presenziato il Consiglio dei Ministri, ha incontrato a Palazzo Chigi i vertici della Lega e Umberto Bossi. E al ministro Ronchi abrebbe ribadito quanto già detto giovedì sera dopo la fine del summit di partito: "Gli amici di Fini al governo lavorano bene, non ho dubbi sulla loro lealtà e non ho ragione di modificare la squadra di governo. Quindi si prosegue cosi"'.

Elezioni anticipate? Il dito medio di Bossi - E in queste ore di tensioni e stravolgimenti Umberto Bossi avrebbe rispolverato uno dei suoi gesti preferiti, l'alzata del dito medio, per esprimere la sua contrarietà all'ipotesi di elezioni anticipate in caso di crisi di governo. "Ministro, si va al voto anticipato?", gli chiedono i giornalisti in Transatlantico. E lui, senza proferire parola, alza il dito medio.

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