P3, Verdini: "Fini non mi ha tutelato. Dell'Utri? Un amico"

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Il coordinatore del Pdl: "Mai saputo nulla di associazioni segrete e mai messo soldi in tasca, non mi dimetto". Il “finiano” Bocchino attacca: "Verdini non è più in condizioni psicologiche, deve andare via". LA CONFERENZA STAMPA INTEGRALE

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"Non ho mai saputo nulla né conosco le attività e le finalità, né sono mai stato contattato da qualcuno". Così il coordinatore del Pdl, Denis Verdini, in una conferenza stampa nella sede del partito del premier Berlusconi a Roma, ha replicato alle accuse di un suo coinvolgimento nell'inchiesta sulla cosiddetta Loggia P3.
E sul pranzo a casa sua di fine settembre, in cui secondo gli inquirenti si sarebbe parlato del Lodo Alfano e delle presunte pressioni sui giudici della Corte Costituzionale, dice: "Non conoscevo Miller né una parte dei partecipanti".

Dopo aver confutato le accuse nei suoi confronti, il coordinatore del Pdl Denis Verdini attacca l'indagine della Procura di Roma. "La P3 è inesistente ma pericolosissima per la democrazia. Non per il senso che si sta dando in questi giorni all'inchiesta ma per quello che il Paese ha già visto con la P2". Secondo Verdini, insomma, il rischio è che possa accadere quanto già visto con l'associazione guidata da Licio Gelli, "con tanta gente finita dentro le indagini e poi assolta dalle sentenze della magistratura".

Quanto al falso dossier per screditare il candidato alle regionali in Campania Stefano Caldoro: "Rivendico con orgoglio la liquidazione dei tentativi diffamatori a tutela dell'amico Caldoro che tutti abbiamo sostenuto".

L'incontro con i giornalisti arriva a 48 ore dall'interrogatorio di 9 ore con i magistrati della Procura di Roma. Secondo stralci dei verbali pubblicati da Corriere della Sera, Repubblica e Messaggero (GUARDA LA RASSEGNA STAMPA) Verdini avrebbe conosciuto Flavio Carboni grazie a Marcello Dell'Utri. Idem per Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino. E in conferenza stampa Verdini smentisce di aver scaricato il senatore del Pdl: "Si è detto su più di un giornale che io avrei scaricato Dell'Utri. Ma Marcello Dell'Utri è un amico fraterno ed io non ho scaricato nessuno. Ho solo raccontato i fatti. Qui ci sono solo dei fraintendimenti". E ancora: "Non c'è niente da scaricare anche perché non ho nulla da spartire in questa storia. Con Dell'Utri mi lega un'amicizia che certo non voglio scaricare e non ho scaricato, né qui né davanti ai magistrati".

Il coordinatore del Pdl parla anche dell'operazione di 2,6 milioni di euro relativa al "Giornale della Toscana" che i magistrati gli contestano: "Io personalmente non ho toccato un soldo e, anzi, nella vicenda del giornale ce ne ho rimessi tanti. Miei e della mia famiglia". Verdini ha sottolineato che i 2,6 milioni erano un aumento di capitale, di cui sono stati versati solo 800 mila euro.

Nessuna intenzione di dimettersi da coordinatore del Pdl: "Non vedo nessuna argomentazione che possa indurre a dimettermi. Lo ripeto con orgoglio sulla P3 non ho idea di che cosa si tratti e non ne ho mai sentito parlare. Non capisco perché dovrei dimettermi da coordinatore del Pdl, so che se ne discute, è legittimo. Io sto facendo questa conferenza stampa per staccare il partito da queste cose".
Poi attacca Gianfranco Fini: "Mi dispiace che il presidente della Camera in forma generica non mi abbia tutelato, è brutto che il tutore delle Camere e terza carica dello Stato, mentre un rappresentante della Camera viene interrogato, chieda le proprie dimissioni in forma generica e senza aspettare l'esito" delle indagini.

Le mancate dimissioni di Verdini però riaccendono le polemiche interne. Dura la reazione del "finiano" Italo Bocchino: "Con la sua conferenza stampa ha confermato di non essere più in condizioni, anche psicologiche, di fare il coordinatore del Pdl". E in conferenza stampa Verdini controreplica: "Bocchino non è nelle condizioni  politiche di muovere accuse a nessuno".

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