Pdl nel caos, alta tensione tra Fini e Verdini

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Il coordinatore del partito, sentito 9 ore in procura nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta P3, replica al presidente della Camera che aveva chiesto le dimissioni per chi è indagato: “Richiesta impropria, Fini conosce il procedimento giudiziario?”

Attacchi, insinuazioni, veleni. Non si placa lo scontro che si sta consumando da diverse settimane all’interno del Pdl e che ha fatto registrare un nuovo capitolo nel botta e risposta tra il presidente della Camera Gianfranco Fini e il coordinatore del partito Denis Verdini (indagato a Roma nell’inchiesta sull’eolico e sulla cosiddetta P3).
"Mi chiedo se è opportuno che chi sia indagato continui ad avere incarichi politici", aveva dichiarato ieri Fini in collegamento telefonico con la prima convention campana di Generazione Italia, l'associazione presieduta da Italo Bocchino, facendo riferimento sia a Verdini che a Nicola Cosentino, dimessosi da sottosegretario ma ancora coordinatore del Pdl campano.

Parole incendiarie, soprattutto se si pensa che la terza carica dello Stato le pronuncia nel giorno in cui proprio Verdini si presenta davanti ai pm di Roma nella settimana chiave per l'inchiesta sulla P3, dopo essersi dimesso dalla presidenza del Credito Cooperativo Fiorentino. E al termine di un interrogatorio fiume, durato circa 9 ore, il coordinatore del Pdl non si risparmia una replica: "Bisogna vedere le motivazioni della richiesta di Fini. E' una richiesta largamente impropria e penso di non avere nessun motivo per dimettermi", ha detto il coordinatore al termine dell'interrogatorio. "Fini conosce il procedimento giudiziario? - ha aggiunto Verdini - al momento io sono solo indagato, ci sono tre gradi di giudizio, bisogna ascoltare anche la difesa. Ciò vale per Fini e per quelli come lui".

Tocca quindi, nell'irritato silenzio del premier, agli altri due coordinatori reagire: Sandro Bondi punta il dito contro Fini e lo accusa di essere venuto meno al proprio ruolo istituzionale, Ignazio La Russa ancora invoca che lasci la Presidenza della Camera per fare il ministro. Non lo farà mai, ribattono in coro i finiani, "fino all'ultimo giorno della legislatura".

Se la prende con Fini il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo: "Parole gravissime e inaccettabili. Nessuno può darci lezioni di legalità - ha aggiunto - il tema della legalità se viene usato per fini strumentali si svilisce davvero".

Si fa sentire anche il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto: "Il problema di fondo non è quello posto dal presidente Fini ma un altro. Alla lunga non può reggere l'equilibrio interno ad un partito se da alcuni mesi esso è  lacerato da polemiche frontali di un ristretto gruppo di suoi  esponenti che fa proprie, addirittura amplificandole, le polemiche  della sinistra più radicale e le sviluppa in modo sistematico. Se tutto ciò ha un senso politico questa azione ha l'obiettivo di devastare e destabilizzare il partito oscurando anche tutto quello che di buono ha fatto e sta facendo il governo".

Chi è vicino al premier e ne interpreta il pensiero parla ormai di “scontro totale” con Fini, che ancora con il suo comportamento dimostra di non cercare la ricomposizione e con il quale non ha senso ora pensare di potersi sedere intorno ad un tavolo. Le opzioni che restano sono le elezioni anticipate o la divisione del partito (e allo scopo l'ufficio stampa del Pdl fa sapere che Berlusconi è l'unico proprietario del simbolo, ne ha piena disponibilità senza bisogno della autorizzazione di chicchessia).

Intanto la crisi nel Pdl diventa anche poesia. Il merito è del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianfranco Micciché, che sul suo blog ha pubblicato alcuni versi ispirati dallo scontro all'interno del partito.

Guarda tutti i video sull'inchiesta sulla cosiddetta P3:



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