Le liti non turbano Bossi: “Bastiamo io e Berlusconi”

Umberto Bossi e Silvio Berlusconi
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Il leader della Lega è sicuro che gli attriti che scuotono il Pdl non faranno affondare il progetto del federalismo: “Il premier non farà mancare i voti necessari”. Quanto al suo partito, altro che liti: “Se uno pianta casino lo mando via”

Il federalismo, gli attriti nel Pdl, il dopo Berlusconi. E’ un Umberto Bossi a tutto campo quello che ha risposto alle domande dei giornalisti nel corso dell’inaugurazione di una nuova sede della Lega Nord nel varesotto. "Berlusconi – ha detto il Senatùr - non farà mancare i voti necessari al federalismo, del resto Lega e Berlusconi sono quasi tutti i voti del Parlamento". A Bossi è stato chiesto se metterà una buona parola per risolvere le tensioni con Fini, soprattutto per salvare la riforma del federalismo tanto cara alla Lega. "Io - ha risposto - posso mettere una buona parola ma quando due litigano è difficile farlo ed è meglio non mettersi troppo in mezzo". Il leader leghista si è mostrato comunque fiducioso sul fatto che "comunque il federalismo lo portiamo a casa, perché ci sono tanti partiti che lo vogliono e Berlusconi non farà mancare i voti necessari”.

Sul dopo Berlusconi invece Bossi si detto “convinto che non è vero" che Giulio Tremonti stia lavorando a una successione, perché il ministro dell'Economia "è molto amico di Berlusconi e non gli farebbe mai uno sgarro". “Tremonti è molto bravo - ha argomentato il leader leghista - è uno che dà del tu all'economia a differenza di molti altri che pure hanno fatto il premier e che però non ci capivano un accidenti, tanto che hanno favorito le imprese che andavano a delocalizzare e ci hanno fatto perdere posti di lavoro".

Parlando di delocalizzazione non si può non parlare della Fiat. "Bisogna trovare un equilibrio, può anche andarsene ma a noi fa un grosso danno: i posti di lavoro chi ce li dà? Bisogna trattare insieme con la Fiat”. "A Torino - ha spiegato Bossi - si è mosso Cota che tra due giorni fa un tavolo con la Fiat per garantire i posti. Ma è chiaro ormai che cosa fa la Fiat: chiede soldi ai governi e adesso il governo serbo gliene dà di più così va dove il costo del lavoro è più basso".

"La Lega non è mai stata così tranquilla  - ha detto poi Bossi - ma comunque io sono un segretario semplice: se uno pianta casino penso che non gli interessa niente del federalismo né della Padania e lo mando via, non perdo tempo e non servono congressi perché l'incaricato sono io". Ma c'è qualcuno nella condizione di essere cacciato adesso? "No - ha aggiunto Bossi - siete voi giornalisti che scrivete delle storie strane. La vostra categoria una volta scriveva le cose che avvenivano, oggi le inventa per riempire le pagine e poi è un pasticcio perché la gente magari ci crede".

Bossi si è poi congedato con un ironico messaggio all'alleato sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che gli aveva chiesto di cancellare la parola "secessione" dallo statuto della Lega: "Noi ci scriviamo quello che vogliamo, lui parla così perché a Roma non ha fatto molto e deve attaccarsi all'ideologia".

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