Intercettazioni, Berlusconi boccia l'emendamento del governo

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Nel testo proposta un'udienza filtro con cui il gip, insieme ad accusa e difesa, decide cosa può essere usato dai media. Ma tuona il premier dal ritiro del Milan: "E’ una legge che non lascerà agli italiani la libertà di parlare"

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''Con le modifiche la legge sulle intercettazioni lascerà pressappoco la situazione come è adesso''. Così Silvio Berlusconi, parlando da Milanello alla presentazione del nuovo Milan (qui l'integrale intervento del premier), ha commentato l'emendamento presentato dal governo che rende pubblicabili le intercettazioni per fatti rilevanti. Per il premier, questa modifica, che piace ai finiani, “non lascerà gli italiani parlare liberamente al telefono e l'Italia non sarà un Paese davvero civile”.

L'emendamento al disegno di legge presentato dal governo prevede che non siano più segrete, e quindi siano pubblicabili dai media, le intercettazioni "rilevanti" acquisite nel corso delle indagini in base alle quali il giudice disponga ordinanze di custodia cautelare e altri atti di inchiesta come le perquisizioni. Saranno pm e gip a definire quali intercettazioni siano determinanti per questi atti, e quali invece attengano unicamente alla vita privata degli indagati.

"L'Italia non sarà un Paese davvero civile come per esempio la democraticissima Inghliterra dove le intercettazioni telefoniche non possono essere portate come prova nei processi né dall'accusa né dalla difesa. Qui da noi è uno scandalo assoluto: il privato senza aver commesso nessun reato può venire registrato e vedere le conversazioni finire sui giornali. Con un senso completamente diverso perché basta cambiare una frase", ha proseguito il premier.



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