P3, Casini: “Chi governa deve stare attento a chi frequenta”

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Lo dice il leader dell’Udc all’Adnkronos. E sulle parole del premier, che ha definito l’inchiesta partita dagli appalti per l’eolico una “vergognosa montatura della sinistra e dei giornali”, dice: “Evocare complotti è segno di impotenza”

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Il premier Silvio Berlusconi dice che la vicenda dell'inchiesta eolico è soltanto una “montatura vergognosa” e Pier Ferdinando Casini questo è "un segno di impotenza". Lo dice il leader dell’Udc all’Adnkronos. "Evocare i complotti di solito è segno di impotenza. E comunque sono curioso di sapere chi l'ha ordito e magari se tutto ha preso inizio a casa Vespa perché in quel caso sia Berlusconi che io dovremmo saperne qualcosa...". "I giudici devono fare il loro lavoro e saranno loro a spiegarci se la P3 è una cosa seria o una buffonata - continua Casini - l'unica cosa che posso dire è che quando si è ai vertici dello Stato o di un partito bisognerebbe stare attenti a chi si frequenta. Insomma, io ci penserei bene prima di andare a cena con Carboni...".

Alla domanda se gli esponenti del Pdl coinvolti nell’inchiesta dovrebbero dimettersi, il leader dell’Udc risponde: "Su Caliendo sospendo il giudizio. Quanto a Verdini non è uomo di governo, è un problema loro, del Pdl". E aggiunge: "Se pensano che Verdini sia la migliore espressione del loro partito, fanno bene a tenerlo al vertice".

Casini rivela poi di nutrire molti dubbi sul tentativo del premier Silvio Berlusconi dice di riorganizzare ad agosto il Pdl. "Sento parlare dell'ipotesi di un nuovo. Ma, se come l'altra volta sarà solo una scorciatoia per non affrontare i problemi, allora sarà anche peggio del primo". "Se invece -aggiunge Casini- Berlusconi prende atto della situazione e si rende conto che così non si può più andare avanti, allora è un altro discorso. Con gli spot non si governa, né si risolvono i problemi".

Poi, il leader dell’Udc passa all’ipotesi di un esecutivo allargato. “Un governo di larghe intese mette tutti in discussione e impegna tutti a cambiare, a fare un passo avanti". Quindi rivolto al Pd, aggiunge: "Chiedere al Pdl di aderire a un governo di larghe intese mettendo come punto di partenza il veto a Silvio Berlusconi, vuol dire essere fuori dalla realtà. Comunque, il Pd ha detto sì un governo di larghe intese e questo è già molto. Diciamo che a piccoli passi il Partito democratico si sta avvicinando a quello che sosteniamo noi".

Quanto al tentativo di 'tregua' tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini preferisce tenersi fuori: "Questo è un problema loro. Sono terzo e non intendo certo mettere bocca in casa altrui". "La cosa che mi colpisce di più - continua il leader dell'Udc - è che, a volte, nei pressi della maggioranza l'apertura all'Udc viene vista come un atto di generosità mentre l'analisi fatta dall'Udc era perfetta: il bipartitismo è fallito e il bipolarismo serve solo a far ingrossare Lega e Di Pietro. Sono gli altri che dovrebbero riflettere e comunque sono gli altri che hanno bisogno di noi".

Casini parla infine della manovra che, dopo il via libera del Senato, arriverà la prossima settimana all’esame della Camera: "Cercheremo di migliorarla anche se è già blindata, visto che il governo porrà la fiducia". E ancora: "Vorrei dire al ministro Tremonti che tutti questi voti di fiducia sono un segno di debolezza e non di forza. Non riuscendo a tenere i propri parlamentari, ci si appella alla disciplina di partito. E questo la dice lunga sullo stato in cui versa questa maggioranza".

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