Il caso Verdini divide la maggioranza

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Il coordinatore del Pdl sarebbe indagato dell'inchiesta sull'eolico in Sardegna. I finiani chiedono le dimissioni, il resto del partito lo difende. Intanto, l'assessore Sica e il magistrato Martone lasciano i loro incarichi

Il caso Verdini agita il Pdl. Lo stato maggiore del partito difende il coordinatore che sarebbe indagato nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per l'eolico. Ma i finiani, con Italo Bocchino, ne chiedono le dimissioni. "Mi auguro che Verdini sappia dimostrare la sua innocenza - dice il vicecapogruppo Pdl alla Camera - ma dal punto di vista politico c'è un enorme problema di opportunità che il premier non può far finta di non vedere. Il Berlusconi ' ghe pensi m i' come ha risolto il caso Brancher, deve risolvere il caso Verdini".

Parole che infiammano il partito e vengono definite "sciacallaggio politico" da ex An come Amedeo Laboccetta ed Edmondo Cirielli, che chiedono piuttosto la cacciata di Bocchino dal partito, "avendo lui l'unico obiettivo di distruggere l'immagine del Pdl". Intanto, però, lo staff del coordinatore del Pdl afferma che Denis Verdini non avrebbe ricevuto  alcun avviso di garanzia.  Allo  stato, riferiscono, Verdini non può né confermare né smentire le indiscrezioni.

Intervengono anche Sandro Bondi ed Ignazio La Russa, ministri e coordinatori del Pdl insieme a Verdini: "La cultura del Pdl non è il giustizialismo, né la condanna preventiva emessa sui mezzi di comunicazione, ma il rispetto della dignità di ogni persona". Maria Stella Gelmini protesta invece contro i resoconti giornalistici che parlano di un attacco a Verdini nella convention di Liberamente, ieri a Siracusa. Ed anche il ministro Michela Brambilla osserva che "in certi casi è sempre più dignitoso e serio tacere che esprimere giudizi affrettati ed ergersi a rappresentanti di metodi giustizialisti. Gettare fango su Verdini è stato un comportamento "grave, strumentale e sospetto".
"Abbiamo sempre diffidato, e continuiamo a diffidare - dice tranchant il capogruppo dei deputati Pdl Fabrizio Cicchitto - di chi è garantista o giustizialista solo in funzione degli organigrammi da definire".

Ma Bocchino tiene il punto: "Io penso che Verdini sarà costretto a dimettersi - dichiara - sarà quello che verrà fuori che lo porterà a dimettersi. Noi abbiamo visto finora solo una parte delle intercettazioni, quella relativa alle responsabilità addebitate agli altri indagati. Ma quando emergeranno le intercettazioni che hanno portato a indagare lo stesso Verdini, è difficile che riesca a resistere". "Io non ho una posizione su Verdini - aggiunge l'esponente del Pdl - io ho una posizione su Berlusconi: credo che dovrebbe mettere in agenda rapidamente ciò che sta avvenendo su questa vicenda".

Intanto sono arrivate le prime dimissioni di due dei protagonisti dell'inchiesta eolico: l'assessore regionale della Campania Ernesto Sica, accusato di aver cercato di diffamare il suo presidente Stefano Caldoro, e il magistrato di Cassazione Antonio Martone.
Ernesto Sica è coinvolto nell'inchiesta della procura di Roma su una presunta associazione segreta che avrebbe condizionato organi dello stato nell'ambito della quale è stato arrestato Flavio Carboni . L'ormai ex assessore avrebbe avuto un ruolo nella creazione di un falso dossier per screditare l'attuale presidente della Campania Stefano Caldoro e favorire la candidatura di Nicola Cosentino.
Antonio Martone , avvocato generale in Cassazione ha lasciato la magistratura. Secondo l'inchiesta romana sull'associazione per delinquere messa in piedi da Flavio Carboni, avrebbe partecipato alla cena del 23 settembre scorso nella casa romana del coordinatore del Pdl Denis Verdini. Nel corso della cena si sarebbe discusso di un tentativo di avvicinamento dei giudici della Consulta che dovevano decidere sul Lodo Alfano.






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