Intercettazioni, Berlusconi: “Una legge sacrosanta”

1' di lettura

Il 9 luglio il black out dell'informazione. Il presidente del Consiglio: “Ricalca un ddl approvato con una maggioranza bulgara nel 2007”. Il sindacato dei giornalisti: “Il premier ha un vuoto di memoria. Anche allora abbiamo scioperato”

VAI ALLO SPECIALE

INTERCETTAZIONI: L'ALBUM FOTOGRAFICO

“Ero e resto convinto che si tratti di una legge sacrosanta che ricalca un altro disegno di legge approvato con una maggioranza bulgara nel 2007 quando al governo c'era la sinistra”. Così il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in un'intervista a Studio Aperto, torna a difendere il ddl intercettazioni alla vigilia dello sciopero nazionale dei giornalisti del 9 luglio.
"Quella legge - ha spiegato il premier- stabiliva anch'essa il divieto di pubblicazione di tutti gli atti fino alla conclusione delle indagini; sanzioni per i giornalisti e i pubblici ufficiali colpevoli della fuga di notizie; stabiliva anche un tetto massimo di novanta giorni per le intercettazioni. Eppure, nessuno, allora parlò di legge bavaglio, di oltraggio alla libertà e alla democrazia. Per la sinistra la democrazia e la libertà esistono solo quando al governo ci sono loro".

Il premier ha poi sottolineato che il disegno di legge sulle intercettazioni non ostacola le indagini sulla mafia, ma anzi “è vero assolutamente il contrario". E ha aggiunto: “Il ddl non modifica le indagini. Non un solo reato è stato sottratto alle intercettazioni. Ne abbiamo anzi aggiunto uno: quello dello stalking". Berlusconi ha poi sottolineato come questo "sia il governo che ha fatto di più e meglio nella lotta alla criminalità in 60 anni sequestrando beni per 12 miliardi di euro, arrestando 5.600 presunti mafiosi tra cui 26 dei 30 più pericolosi".

Pronta la replica del segretario del sindacato dei giornalisti Franco Siddi: "Berlusconi o ha un vuoto di memoria o si esercita nell'inversione della verità”. E aggiunge: "Ci interessa solo guardare ai fatti, ricordiamo anche a lui che il 30 giugno del 2007 i giornalisti italiani fecero uno sciopero generale contro il ddl Mastella. Il punto è se il governo vuole o no accettare una vera riflessione su quelli che noi consideriamo gravi ferite permanenti al circuito dell'informazione e se davvero vuole discutere o meno di udienze filtro per stabilire cosa è pubblicabile e del giurì a garanzia della vera privacy. Le norme proposte non corrispondono a nessuna garanzia di tutela, neanche quella che si dichiara di voler raggiungere, per scopi oramai sempre più chiaramente declinati a 'coprire' le magagne della casta".

Domani sarà la giornata del 'rumoroso silenzio', come la Fnsi ha definito la giornata di assenza di informazione (per lo sciopero oggi dei giornalisti dei quotidiani, così che la gran parte dei giornali non saranno quindi in edicola e per lo sciopero dalle 7 di domani e sino alle 7 di sabato delle agenzie di stampa e dell'emittenza radiotelevisiva pubblia e privata, ndr) proclamata per protesta "contro le norme del ddl intercettazioni che limitano pesantemente il diritto dei cittadini a sapere come procedono le inchieste giudiziarie, infliggendo gravi interruzioni al libero circuito delle notizie".
Alla giornata di silenzio indetta dalla Federazione della stampa italiana aderirà anche l'Italia dei Valori. "In questo periodo abbiamo listato a lutto il sito, il mio blog, le pagine Facebook e Twitter - prosegue il leader dell'Idv - e domani pubblicheremo uno spazio completamente nero a cui seguirà un articolo su questo ignobile provvedimento” ha detto il leader Antonio Di Pietro.


Tutti gli aggiornamenti sul ddl intercettazioni



Guarda anche:
Intercettazioni, chi è contrario al ddl

Leggi tutto