Intercettazioni, Napolitano critica: non mi hanno ascoltato

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Il capo dello Stato: i punti critici della legge risultano chiaramente. Schifani: l'esame ddl si farà in Senato "comunque dopo l'estate". Fini chiede una riflessione. In tremila a Roma contro la "leggio bavaglio". FOTO E VIDEO

DDL INTERCETTAZIONI: LO SPECIALE

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In fondo all'articolo gli interventi durante la manifestazione e tutti i video sul ddl intercettazioni.

La piazza stracolma, ovazioni per Roberto Saviano e tutti, di ogni generazione, d'accordo nel dire "non molliamo": questo il bilancio della manifestazione contro il ddl intercettazioni, "la legge bavaglio" organizzata dalla Federazione nazionale della stampa a piazza Navona. "Ci viene detto che la legge difenderà la privacy, che è sacra - ha detto Saviano tra gli applausi -. Ma questa legge non difende le telefonate tra fidanzati, ha l'unico scopo di impedire di conoscere quello che sta accadendo, difendere la privacy degli affari, anzi dei malaffari".
In un lungo e caldo pomeriggio, presentato da Tiziana Ferrario e aperto dall'inno di Mameli, si sono alternati molti interventi (senza politici, rimasti ai piedi del palco ma con tanti colori di partito nella piazza), e musica. Tra i più applauditi c'è stato Stefano Rodotà che ha ringraziato il presidente della Repubblica "che oggi con una sobria e decisa dichiarazione ha detto che questa legge non può essere approvata". Dario Fo, in collegamento telefonico ha usato l'ironia per definire il premier "un uomo che sta perdendo colpi, tradito anche da chi gli è più vicino. Siamo solidali, aiutiamo un uomo perduto, ignoriamo Berlusconi". Tra gli artisti anche Fiorella Mannoia, che ha fatto un appello a tutti i parlamentari, al di là del colore politico "perché ritrovino un po' di coscienza civile e non approvino questa legge".

Sul clima già teso che accompagna l'iter legislativo del disegno di legge sulle intercettazioni pesano, inoltre, le dichiarazioni del presidente della Repubblica e quelle del presidente della Camera.
Dalla sua visita a Malta, il capo dello Stato Giorgio Napolitano è intervenuto ieri sulle intercettazioni, sottolineando come ci siano "punti critici" nel testo approvato dal Senato e che le sue valutazioni sulla priorità della manovra rispetto al ddl sono rimaste inascoltate.

La precisazione del capo dello Stato arriva così come una doccia fredda nel Pdl e crea una visibile irritazione nei vertici del partito e nel premier. Irritazione che diventa più palpabile per l'ennesima presa di distanza del presidente della Camera Gianfranco Fini che subito dopo Napolitano, avverte: l' allarme lanciato dal Procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso deve spingere ad una riflessione sul ddl intercettazioni. Il messaggio del co-fondatore è esplicito: se si forza sui tempi o si sceglie di non modificare il testo, i finiani potrebbero anche votare contro.

Il presidente del Senato Renato Schifani però assicura che il testo verrà esaminato a Palazzo Madama dopo l'estate.


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