Intercettazioni, dal Pdl no a modifiche alla Camera

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La Consulta della Giustizia del Pdl, presieduta da Nicolò Ghedini, ha deciso di attendere indicazioni dal governo. Senza indicazioni dal Quirinale "non è affatto scontato che il provvedimento venga cambiato". Aumenta intanto lo scudo del Lodo Alfano

Il ddl sulle intercettazioni potrebbe anche non essere modificato. Nel corso della Consulta della Giustizia del Pdl di questa sera, infatti, si è deciso di attendere le indicazioni del governo sul da farsi perché, è stato ribadito da più parlamentari della maggioranza, "non è affatto scontato che il provvedimento venga cambiato". Se non arriveranno precise indicazioni dal Quirinale, è stato sottolineato, il testo potrebbe anche rimanere così com'è. Per quanto riguarda i tempi di esame del disegno di legge, durante la Consulta è' stato espresso un certo scetticismo sul fatto che si potrebbe arrivare ad un voto conclusivo del Parlamento entro l'estate. La cosa più probabile, infatti, è che il ddl venga votato solo dalla Camera nella prima settimana di agosto e che poi slitti a settembre per l'esame del Senato.

Nella riunione, presieduta dal legale del premier e deputato del Pdl, Niccolò Ghedini, si è parlato a lungo anche di Csm. Il candidato principe, per il partito di maggioranza, resta ancora Gaetano Pecorella, presidente della Commissione parlamentare sulle Eco-mafie. Ma è stato detto ai componenti della consulta di proporre, per la riunione già convocata per la prossima settimana, dei possibili nomi di candidati perché, avrebbe spiegato Ghedini, una selezione vera e propria si deve ancora fare. Per quanto riguarda i candidati degli altri partiti è stato ribadito il nome di Michele Vietti (Udc) come 'papabile' vicepresidente dell'organo di autogoverno della magistratura. "E' il nome che circola con più insistenza - maligna uno dei tecnici della giustizia - perché è anche il candidato che ci tiene di più ad arrivare al Csm...".

Domani la convocazione del Parlamento in seduta congiunta per scegliere i non togati da mandare al Csm, quasi sicuramente non arriverà a nulla. Si preferisce, infatti, attendere che siano i magistrati a indicare per primi i togati da mandare a Palazzo dei Marescialli. Sul fronte della Lega, invece, i candidati potrebbero essere due: il legale del partito Matteo Brigandì e l'avvocato Sarno che, ironizzano alcuni tecnici della Giustizia del Pdl, sarebbe tra l'altro "vicino di casa di Bossi a Ponte di Legno".

Durante la Consulta si è parlato anche del parere che la Commissione Giustizia del Senato sta per presentare al Lodo Alfano ora all'esame della Prima Commissione di Palazzo Madama.  Si è discusso, su questo fronte, dei cambiamenti che potrebbero arrivare al testo come quello che riguarda la possibilità di estendere ulteriormente lo scudo al premier e ai ministri. Secondo il presidente della Commissione Giustizia, Filippo Berselli, infatti, sarebbe giusto prevedere anche per il presidente del Consiglio e per i ministri la stessa formulazione che il testo attuale stabilisce per il capo dello Stato: la sospensione dovrebbe essere fatta valere anche per i processi cominciati prima dell'assunzione dell'incarico.

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