Brancher, verso il voto di sfiducia

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Partito democratico e Idv hanno iniziato la raccolta di firme (ne servono 63) per presentare una mozione di sfiducia contro il neo ministro. Resta ancora il mistero sulle deleghe

Aldo Brancher: la fotogallery

Il capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini ha detto oggi che inizierà a raccogliere le firme dei deputati per presentare una mozione di sfiducia del ministro Aldo Brancher, criticato anche dal Quirinale per avere cercato di farsi scudo del legittimo impedimento al processo stralcio Antonveneta, dove è indagato per appropriazione indebita.

"Presentiamo la mozione di sfiducia individuale al ministro Brancher: iniziamo oggi a raccogliere le firme che speriamo siano le più ampie possibili tra l'opposizione e tra gli altri gruppi", ha detto Franceschini ai giornalisti alla Camera. L'opposizione ha chiesto le dimissioni di Brancher, ipotizzando che la sua nomina a sorpresa alla testa di un nuovo ministero senza portafoglio - dapprima chiamato per l'Attuazione del federalismo, poi diventato, dopo le critiche del capo della Lega Nord Umberto Bossi, alla Sussidiarietà e al decentramento - avesse il solo scopo di dargli uno strumento per rinviare il suo processo.

Brancher, le cui deleghe ministeriali non sono ancora note, ha rifiutato di farsi da parte, ma ha accettato di rinunciare al legittimo impedimento dopo l'intervento del capo dello Stato venerdì scorso. Franceschini ha precisato che ai sensi del regolamento della Camera servono 63 firme per presentare la mozione di sfiducia, sulla quale si vota per appello nominale. La nomina di Brancher "assume caratteri sempre più oscuri che devono essere chiariti e non basta la rinuncia al legittimo impedimento a fare chiarezza su una vicenda inqualificabile", ha detto Franceschini. Anche l'Idv ha detto di volere chiedere la sfiducia del ministro e per domani ha presentato un'interrogazione a risposta immediata al governo sulle ragione della promozione di Brancher, che era già membro del governo quale sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega al federalismo, alle dipendenze del ministro delle Riforme.

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