Piemonte: si torna alle urne? Cota: "Sarebbe un golpe"

Un particolare del manifesto della fiaccolata indetta per il 28 giugno - via Facebook
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Il primo luglio il Tar decide sui ricorsi presentati contro alcune liste a sostegno del presidente leghista. L'opposizione: determinanti i voti "irregolari". I grillini: imbrogliano tutti. E la maggioranza manifesta contro "il bavaglio" al governatore

di Serenella Mattera

Ma davvero si torna a votare? E’ la domanda che circola in questi giorni in Piemonte, dove una serie di ricorsi al Tar contro alcune delle liste che hanno contribuito alla vittoria del leghista Roberto Cota nelle regionali dello scorso marzo, rischiano di porre nel nulla la competizione elettorale. Il tribunale amministrativo prenderà la sua decisione il primo luglio. Ma da giorni la questione dei ricorsi, con le sue possibili conseguenze, anima il dibattito politico piemontese. Da un lato il centrodestra, con il neo-governatore che grida al “golpe giudiziario”. Dall’altro lato il centrosinistra, con la presidente uscente Mercedes Bresso (Pd) che denuncia la “totale assenza di rispetto delle regole democratiche”.

“Una sentenza del Tar che accettasse i ricorsi sarebbe uno stravolgimento della volontà popolare. Non sottovalutate i piemontesi che, per usare un eufemismo, non la prenderebbero bene”, ha detto martedì Cota parlando della vicenda davanti al Consiglio regionale. E poi, rivolto al centrosinistra: “I piemontesi non sono pirla, perciò avete perso le elezioni”. Un discorso teso, al termine del quale il governatore è uscito dall’Aula, senza aspettare l’inizio del dibattito: “Ora vado a lavorare”, ha detto. Un comportamento, questo, giudicato “offensivo” dall’opposizione, che ha occupato l’Aula per chiedere che il presidente tornasse per prendere parte alla discussione. Risultato? La seduta è stata sospesa, si tornerà presto sull’argomento.

Ma la partita decisiva si gioca altrove, nei tribunali. Ecco i fatti. Alla chiusura delle urne, con una vittoria di misura di Cota su Bresso (9.000 i voti di vantaggio), Udc, Verdi, Consumatori e “Pensionati e invalidi” (sostenitori della candidata del Pd) presentano due diversi ricorsi contro alcune liste della coalizione di centrodestra: “Al Centro con Scanderebech” (facente capo a un ex consigliere regionale dell’Udc), i “Verdi Verdi”, i "Consumatori per Cota" e i “Pensionati per Cota” (del consigliere Michele Giovine). L’accusa è quella di irregolarità nella presentazione delle liste. Un’accusa sostenuta all’inizio anche dalla stessa Bresso, che è stata per questo definitiva dal neo-governatore leghista un “caso umano”. Ma poi una “mediazione” condotta nell’ambito della conferma dell’esponente del Pd alla presidenza del Comitato delle Regioni Ue, ha convinto l’ex governatrice a ritirare la sua firma al ricorso.

Ma gli altri partiti sono andati avanti. E la prossima settimana, se il Tar valutasse che le irregolarità ci sono state, potrebbe invalidare le elezioni. Certo, i giudici potrebbero anche solo decidere di sanzionare le liste irregolari senza sciogliere l’intero Consiglio regionale. Ma l’ipotesi più estrema non è da scartare in partenza. Un precedente infatti c’è: nel 2001 il Consiglio di Stato per alcune irregolarità dei Verdi e dei Comunisti fece ripetere il voto in Molise. E la nuova consultazione ribaltò la vittoria ottenuta dal centrosinistra, consegnando la Regione al centrodestra.

In Piemonte la situazione più controversa è quella della lista “Pensionati per Cota” guidata da Michele Giovine. Contro di lui, infatti, i pm torinesi sembrano orientati a chiedere il giudizio immediato in sede penale. Hanno infatti appurato che Giovine, assieme a suo padre Carlo, avrebbe falsificato ben 18 delle 19 firme dei candidati iscritti nella sua lista (solo la sua, insomma, sarebbe valida). Ma un altro processo potrebbe aprirsi anche per cinque delle liste cha hanno appoggiato la candidatura a presidente di Renzo Rabellino, fondatore del partito No Euro. Perché secondo controlli a campione, molte delle firme raccolte tra i cittadini sarebbero irregolari (“vittima illustre” anche l’attrice comica Luciana Littizzetto).

La situazione, insomma, è delicata. I partiti del centrosinistra incalzano, sostenendo che i voti dei partiti “irregolari” sarebbero stati indispensabili a Cota per la vittoria (il solo Giovine ne ha raccolti 27 mila). Ma il governatore, parlando a SKY TG24, si dice sicuro che la sua giunta non sarà sciolta. E sostiene che annullare il risultato delle urne “sarebbe un golpe, perché vorrebbe dire violare la prima regola e cioè che la sovranità appartiene al popolo”.

Per lunedì 28 giugno Lega e Pdl hanno indetto una fiaccolata a Torino, “per difendere il libero voto dei piemontesi contro chi non sa perdere”. “No al bavaglio al nuovo governo regionale”, recita il manifesto preparato per l’occasione (che parafrasa lo slogan di chi si oppone alla legge sulle intercettazioni votata da Pdl e Lega). Intanto su Facebook, mentre i sostenitori del centrodestra protestano per i ricorsi, Davide Bono, consigliere eletto per il Movimento a cinque stelle di Beppe Grillo, non risparmia critiche all'opposizione. “Il centro-sinistra e l'UnioneDeiCarcerati (l’Udc, ndr) fanno le verginelle della legalità”, scrive caustico. E i suoi sostenitori concordano: “Le liste civetta le fanno tutti, in queste elezioni la maggior parte erano dalla parte della Bresso”; “Cota ha vinto, la sinistra ha perso, voi (grillini, ndr) avete fatto bella figura. Tutto il resto e' carta bollata”.

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