Enti lirici, Bondi: “Senza il decreto l’opera sarebbe morta”

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Il ministro dei Beni culturali ha difeso in aula alla Camera il dl che riforma delle fondazioni liriche, il cui testo è stato modificato. Tra le novità il taglio dei contratti integrativi aziendali sceso dal 50 al 25%. Ma la protesta dei teatri continua

Un decreto necessario o l'opera sarebbe morta in Italia: così il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi ha difeso oggi in aula alla Camera il dl che riforma le fondazioni liriche. "Se non fossimo intervenuti, davvero avremmo lasciato perire l'opera lirica in questo Paese", ha assicurato, "ho proposto questo provvedimento per salvare l'opera lirica, non per metterla in difficoltà". "Non ho mai considerato questo provvedimento come chiuso al confronto e blindato", ha assicurato Bondi, "anzi, l'ho sempre considerato un provvedimento legislativo aperto non solo al confronto parlamentare tra maggioranza e opposizione, ma anche, fuori da quest'Aula, al confronto con le organizzazioni sindacali".

Il testo, arrivato oggi in aula a Montecitorio dopo il via libera del Senato e il passaggio in commissione Cultura, "è stato ampiamente modificato su questioni importanti. Sono state accolte da parte del governo e di chi vi parla proposte emendative presentate da parte dell'opposizione e anche da parte della maggioranza, che hanno modificato il provvedimento, e che lo hanno, a mio avviso, migliorato". Dunque, ha assicurato il ministro, "posso dire che il provvedimento che è stato approvato dall'Assemblea del Senato è positivo e migliore rispetto a quello che il governo ha presentato all'inizio dell'iter parlamentare. Tutto questo, senza ricorrere allo strumento della questione di fiducia". Bondi ha dato anche atto all'opposizione "di avere avuto nel corso del dibattito parlamentare un atteggiamento positivo".

Stesso metodo sarà seguito anche alla Camera, ha assicurato Bondi lasciando intendere che neppure stavolta si ricorrerà alla fiducia. "Mi auguro che questo stesso spirito di confronto costruttivo si possa svolgere anche in questo ramo del Parlamento, in modo da approvare il provvedimento in oggetto con il contributo di tutti", ha detto.

Bondi ha elencato le novità, compresa la contestata "riduzione dei contratti integrativi aziendali del 50 per cento", taglio sceso poi al 25 per cento. "Si tratta di un 'pungolo' - chiamiamolo così - affinché i sindacati e le forze sociali, nell'arco di 2 anni di tempo" arrivino a un contratto nazionale, ma non "di un massacro o di una lesione dei diritti dei lavoratori", ha assicurato. In questo settore, ha insistito, "una riforma è necessaria: dopo l'intervento di un governo di centrosinistra (in particolare attraverso il ministro Veltroni)". Quel provvedimento, che trasformò i vecchi enti lirici in fondazioni lirico-sinfoniche, "era ispirato da nobili obiettivi e aveva buone intenzioni, ma non ha ottenuto purtroppo i risultati che tutti speravano".

Non solo. "Ogni anno spendiamo per lo spettacolo - mi riferisco alla cifra del 2009 - circa 450 milioni di euro. Di questa somma, che rappresenta il Fondo unico per lo spettacolo, la metà (circa il 47 per cento) è assorbita interamente dalle spese per le fondazioni lirico-sinfoniche", ha chiarito. Ma "questa è, onorevoli colleghi, una prima anomalia che dobbiamo sanare perché tutto questo avviene e rappresenta uno squilibrio nell'ambito delle spese dello spettacolo che va a detrimento di altre voci della cultura italiana". Un'altra anomalia, ha elencato, è il fatto che "le entrate delle 14 fondazioni lirico-sinfonico italiane derivano mediamente per il 60 per cento dal contributo dello Stato. Soltanto il 20 per cento delle entrate delle fondazioni deriva dai contributi degli enti locali" e appena il "7 per cento" da privati. E a questo "si aggiunge il fatto che i debiti accumulati dalle fondazioni dal 1996 a oggi ammontano a oltre 300 milioni di euro".

C'è per Bondi un dato di fondo che non si può ignorare: l'opera lirica "è uno dei vanti e delle eccellenze dell'Italia nel mondo", ma questo "non significa che non dobbiamo riconoscere che oggi il pubblico italiano dell'opera lirica è un pubblico di nicchia". Dunque, ha concluso il ministro, questa situazione "è insostenibile da molto tempo, e credo sia venuta l'ora di mettere riparo con una riforma a questa situazione che, lo ripeto, se lasciata in questo modo, rischia davvero di diventare una crisi insanabile".

Intanto non si ferma la protesta dei teatri. Ieri a Roma c’è stato un presidio davanti alla sede del Ministero dei beni culturali. "Prima bruciavano i libri ora chiudono i teatri" hanno i lavoratori degli enti lirici italiani. E stasera al Teatro alla Scala salta la recita di 'Faust' di Charles Gounod per uno sciopero indetto da SLC GCIL e FIALS - CISAL nell'ambito della vertenza nazionale relativa al Decreto sulle Fondazioni Lirico-Sinfoniche.

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