Intercettazioni, Bossi: se il Colle non firma siamo fregati

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Al termine di un incontro con Fini, il leader della Lega ha detto: “Se Berlusconi e Napolitano si mettono d’accordo possiamo andare avanti”. Fini: "Ora abbassiamo i toni". Giulia Bongiorno: "Alcuni punti del testo necessitano di modifiche"


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Umberto Bossi ne è cobnvinto: la soluzione per fare uscire dall'impasse il disegno di legge sulle intercettazioni può venire solo dall'intesa tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il capo dello Stato, Giorgio Napolitano.

"Ho visto Fini, bisogna accelerare  sulle intercettazioni e per farlo" serve un'intesa tra Berlusconi e  il Colle, perché "se il presidente della Repubblica non firma, siamo fregati" ha detto il leader della Lega. Il problema è più Fini o il Quirinale?, ha chiesto un cronista.  "Il problema - la replica del Senatur - possono essere tutti, ma secondo me tutti avranno l'interesse a non far casino. Se si va testa a bassa non risolvi le cose, se invece si tratta, si parla e si risolvono le cose. A me pare di vedere la via e la soluzione", assicura Bossi.

In quella che appare come una parziale frenata rispetto all'annunciato proposito di governo e maggioranza di fare entro luglio la legge che limita le intercettazioni nelle inchieste e proibisce la loro pubblicazione nei media, Berlusconi ha detto ieri che il via libera della Camera potrebbe slittare a settembre, dopo l'approvazione del decreto sulla manovra finanziaria.

Il Capo dello Stato non si è mai pronunciato pubblicamente sui contenuti del ddl, anche se si è spesso parlato di alcune possibili perplessità sul testo e sul suo invito al ministro Guardasigilli Angelino Alfano, che ha firmato il provvedimento, di emendarlo in alcune parti.

Il leader leghista non ha voluto parlare delle questioni controverse del ddl ma ha detto che "su alcuni punti si può lavorare, una soluzione ancora non c'è, ma sono fiducioso".
Bossi ha poi aggiunto: "Stasera vedo Tremonti, è difficile, ma per le regioni qualcosa si può fare". E sulle province: "Abbiamo già tante grane a cui  pensare. E poi, le province sono una questione di identità che non si può cancellare. Inoltre, chi non lavorerebbe più nelle province  andrebbe a finire in Regione per cui i risparmi non ci sarebbero". Elezioni anticipate?  "Spero e credo di no", ha risposto Bossi.

Da parte sua il presidente della Camera ha invitato ad abbassare i toni, in  attesa di segnali concreti dalle parti di palazzo Grazioli. Gianfranco Fini, riferisce chi ha avuto modo di sentirlo in queste ore, ha chiesto ai suoi un low profile dopo le ultime polemiche sul ddl  intercettazioni. Le cose stanno andando bene, avrebbe confidato il  presidente della Camera, che è uscito soddisfatto dal faccia a faccia di oggi con Umberto Bossi.

Anche le dichiarazioni alla stampa del leader della Lega al  termine del colloquio, riferiscono i finiani, vanno nella direzione giusta, visto che ora spetta al Cavaliere trovare la soluzione che  venga incontro alle richieste del Quirinale.

Il ddl intercettazioni è indubbiamente migliorato nella seconda lettura al Senato ma ci sono dei punti del testo su cui è necessaria una ulteriore riflessione che porti a nuove modifiche. E' l'opinione espressa dal presidente della commissione Giustizia della Camera, la deputata finiana del Pdl Giulia Bongiorno, che oggi, in qualità di relatore del testo, ha illustrato i contenuti del contestatissimo provvedimento arrivato alla terza lettura.

Proroga della durata delle intercettazioni di tre giorni in tre giorni, reati spia, responsabilità giuridica dell'editore, sono i punti su cui Bongiorno ha chiesto al governo un ulteriore approfondimento: "Ho evidenziato i punti su cui mi piacerebbe ci fosse una riflessione e su cui secondo me deve esserci un approfondimento e delle modifiche. Io devo esprimere le mie perplessità nelle sedi competenti, non so se sono corrette, ma è mio dovere esprimerle".

Quanto ai tempi d'esame del ddl e alla richiesta da parte delle opposizioni di audizioni, la presidente della Commissione ha fatto sapere che toccherà aspettare la conferenza dei capigruppo convocata per lunedì ma ha assicurato che ci sarà "un numero adeguato di sedute per la discussione".

Intanto sul tema intercettazioni è intervenuto anche il presidente della Ferrari. Luca Cordero di Montezemolo non pensa che il suo telefono sia intercettato. Lo dice, con una battuta, a margine di una iniziativa all'università di Economia di  Bologna. A chi gli chiede un commento sulle dichiarazioni fatte ieri dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sulla possibilità che in Italia ci siano sette milioni di persone intercettate e a chi gli chiede se si sente spiato, Montezemolo taglia corto: "No".

"Una grande mobilitazione contro il disegno di legge Alfano per la giornata del primo luglio a Roma, a piazza Navona, e in altre localita' d'Italia: un'iniziativa nel segno della Costituzione, per dar voce ai soggetti e ai temi che verrebbero oscurati se passasse un provvedimento che colpisce al tempo stesso il lavoro dei giornalisti e il diritto dei cittadini di conoscere le vicende del Paese. E' una delle decisioni prese dalla Fnsi e dal cartello di associazioni, si legge in una nota, che si è riunito nella sede del sindacato dei giornalisti: molte già attive nell'organizzare l'appuntamento del 3 ottobre scorso, insieme ad altre che in questi mesi hanno promosso nuove mobilitazioni contro la logica della censura.

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