Catricalà: ok a riforme, ma prima ddl su concorrenza

Il presidente dell'Antitrust Antonio Catricalà (Credits: Lapresse)
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Il presidente dell'Antitrust dà il via libera a riforme costituzionali utili a perseguire l'obiettivo dell'apertura dei mercati, ma avverte: bisogna subito varare il disegno di legge che il Parlamento avrebbe dovuto approvare già a maggio

Sì alle riforme costituzionali "utili" a conseguire l'obiettivo di apertura dei mercati e a riattivare il processo delle liberalizzazioni; intanto, però, si proceda subito a varare il ddl sulla concorrenza che avrebbe dovuto essere approvato già alla fine di maggio.
E' il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà, a insistere nella Relazione annuale al Parlamento sulla necessità di dare via libera "senza ulteriore indugio" al disegno di legge governativo che, sulla scorta delle segnalazioni della stessa Autorità, proporrà le norme per lo sviluppo della concorrenza e la tutela dei consumatori.

"Accogliamo con favore - afferma Catricalà - le recenti dichiarazioni del Governo sulla volontà di aprire una nuova stagione di liberalizzazioni. Ben vengano le riforme costituzionali utili al fine".
"Condividiamo la necessità di anticiparne gli effetti con legge ordinaria, che garantisca a chiunque il diritto di intraprendere senza oneri burocratici. C'è anche l'urgenza di consentire alle nuove imprese e a quelle già esistenti di crescere e produrre ricchezza. Va quindi riformato il contesto di mercato oggi ostile al pieno esercizio dell'iniziativa economica".

"Lo strumento c'è, le idee non mancano, occorre tradurle senza ulteriore indugio in norme e fatti concreti", sottolinea il presidente dell'Autorità nel suo discorso di fronte alla platea della Sala della Lupa a Montecitorio.
"Il processo di liberalizzazione - ha proseguito il presidente dell'Authority - è stato altalenante e contraddittorio: in alcuni settori si sono ottenuti risultati significativi; in altri si sono incontrati gravi ostacoli. Nel complesso l'opinione pubblica non sempre ha avuto modo di percepire i benefici delle riforme".
E "il mercato non ha tardato a presentare il conto. L'Italia patisce, quanto meno dal 2000, tassi di crescita del Pil inferiori a quelli della media dei Paesi Ocse e Ue. La produttività pro capite diminuisce costantemente. La quota delle nostre esportazioni si riduce comparativamente. Gli investitori esteri - prosegue - non considerano attrattivo il Paese".
Il rimando è all'attivita' legislativa: "Parlamento e Governo - sottolinea Catricalà - ben sanno che occorre alleggerire il peso della burocrazia, sveltire i processi civili, investire in formazione, ricerca e sviluppo, incrementare il patrimonio infrastrutturale".

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