Rai, Bersani: "E' necessario un amministratore delegato"

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In una lettera al "Corriere della Sera" il segretario del Pd è intervenuto sull'azienda di viale Mazzini, rilevando il bisogno di azzerare l'attuale Cda in quanto imposto, per la maggior parte, da Silvio Berlusconi: "Basta col degrado della tv pubblica"

A una settimana dalla "battuta" di Silvio Berlusconi, che s'era detto tentato a non firmare il contratto di servizio pubblico della Rai, non accennano a placarsi gli animi, nonostante la pronta smentita di Paolo Bonaiuti. In giornata è voluto tornare sull'argomento il segretario del Pd e lo ha fatto con una lettera al Corriere della Sera, in cui Pierluigi Bersani ha esordito: "Non si può assistere al degrado della Rai. Non si può avallare una gestione irresponsabile che squalifica il servizio pubblico. Non si può tollerare il ricatto di un primo ministro che minaccia quando vede programmi che non lo elogiano. E dimentica che questa Rai, questo direttore generale, la maggioranza del consiglio di amministrazione dell'azienda, sono quelli che lui ha voluto e imposto".

Per risolvere tale situazione, Bersani ha indicato, a suo parere, la "proposta seria", consistente nella nomina di "un amministratore delegato con pieni poteri, sia pure indicato dall'azionista Tesoro, scelto dai due terzi di un nuovo consiglio di amministrazione" in una con quella di un cda "espresso anche da Regioni e Comuni oltre che dalla Vigilanza". Secondo il leader dei democratici la proposta, che "non costa un euro", realizzerebbe l'aspirazione di una "una Rai che non dipenda più dalle segreterie dei partiti", ma "gestita il più possibile dal codice civile".

Bersani è poi tornato ad attaccare il premier: "Non è accettabile che Silvio Berlusconi, principale azionista di Mediaset, primo concorrente della Rai, resti sulla poltrona di ministro dello Sviluppo Economico, insensibile al conflitto di interessi che grava su di lui".

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