Intercettazioni, Fini frena. Il premier: "Basta ricatti"

Il presidente della Camera Gianfranco Fini
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Il presidente della Camera: "Perché correre tanto? Meglio discutere per avere un testo condiviso". Ma Berlusconi al telefono con i suoi insiste: "Se qualcuno vuole prendersi la responsabilità di far cadere il governo si va al voto"

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"Si va avanti e si chiude. Rispettando i tempi. Non posso certamente farmi ricattare su un punto votato all'unanimità dall'ufficio di presidenza del partito". Ecco lo “scudo” di Silvio Berlusconi. Il premier, al telefono con alcuni esponenti del Pdl, ha confermato tutta l'intenzione di andare avanti "ad ogni costo" sul ddl intercettazioni e ha ricordato proprio la riunione dell'8 giugno, quell'incontro al quale hanno partecipato anche gli esponenti finiani e che si è aperto proprio con la lettura del programma elettorale. Il presidente del Consiglio in quell'occasione ha letto più volte quel passaggio sottoscritto anche da Fini prima delle elezioni. E ai suoi interlocutori oggi ha sottolineato il voto unanime del partito: sui contenuti del ddl che "non è più modificabile" e sui tempi stabiliti, ovvero entro la fine di luglio. "Altrimenti se c'è qualcuno che vuole prendersi la responsabilità di far cadere il governo - questo il suo ragionamento ripetuto anche oggi - si va a votare".

Il riferimento, forse, è proprio al presidente della Camera che è tornato sul tema delle intercettazioni: "Perché dobbiamo correre tanto prima delle vacanze estive, come se ci fosse qualche nemico da combattere?", ha detto Fini parlando a Benevento nel corso di un incontro promosso dall'associazione 'Mezzogiorno nazionale'. Fini, pur ribadendo la necessità di una legge che regoli "un eccesso" che c'è stato, ha ribadito la necessità di approfondire il confronto. "Ne stiamo discutendo da oltre due anni - ha proseguito - se ne può discutere ancora un po', facendo uno sforzo ulteriore per evitare polemiche e fraintendimenti, per avere un testo condiviso". "Chi conosce il regolamento della Camera e la Costituzione non ha dubbi", ha poi detto Fini sulla priorità dell'approvazione della manovra finanziaria e del disegno di legge sulle intercettazioni.

In mattinata il presidente di Montecitorio aveva garantito "pieno rispetto del regolamento della Camera" nello svolgimento dei lavori. Questa l'assicurazione di Fini al capogruppo del Pd, Dario Franceschini, che aveva chiesto il rispetto dei regolamenti durante la discussione del ddl intercettazioni, approdato alla Camera dopo il via libera del Senato.

Fini fa riferimento alla lettera che il capogruppo del Pd ha inviato alla presidenza della Camera l'11 giugno scorso, in cui Franceschini chiedeva "di voler assicurare il pieno rispetto di tutti i tempi e delle procedure previste dal regolamento, al fine di consentire una completa e approfondita istruttoria del provvedimento, attesa la eccezionale rilevanza politica del medesimo".

"Al riguardo - aggiunge Fini - nel ricordarle come il Regolamento della Camera disciplini in maniera compiuta le diverse fasi in cui si articola l'iter dei progetti di legge, sia presso le Commissioni sia da parte dell'Assemblea, rimettendo agli organi competenti in tema di organizzazione dei lavori la definizione dei tempi e delle modalità del relativo esame, desidero farle presente come da parte di questa Presidenza sia stato sempre assicurato, e lo sarà in futuro, il corretto svolgimento dei lavori parlamentari in sede di esercizio della funzione ad essa assegnata dall'articolo 8 del Regolamento, nel puntuale rispetto delle norme regolamentari che disciplinano il procedimento legislativo". 

Risponde a stretto giro di posta Roberto Calderoli che a Gianfranco Fini risponde ricordando che  "La manovra è in Senato. Spetta quindi a palazzo Madama a decidere i tempi, non alla Camera". Non entrano invece nel merito delle parole del presidente della Camera, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri che però, in una nota congiunta segnalano che ormai, dopo l'ampia discussione che c'è stata sul tema, si possa "andare ad una decisione definitiva".


Ma intanto dopo la dichiarazioni di qualche giorno fa, il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto conferma che il ddl Intercettazioni diventerà legge entro luglio. "Prima di agosto - avverte - dovrebbe essere legge". Quindi esclude al momento eventuali modifiche: "Allo stato attuale non mi sembrano possibili. Il lavoro è stato molto al Senato e il testo è cambiato parecchio". Per quanto riguarda l'eventuale voto di fiducia risponde: "E' una cosa che decide il governo. Tempo e luogo non li decido io".

Sul tema della discussione del ddl alla Camera è intervenuto anche il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, che annuncia battaglia "perché la legge così com'è non la condividiamo e non la votiamo". Casini ha spiegato: "Siamo pronti a dire alla maggioranza 'fermatevi fin che potete' perché questa legge rafforza la delinquenza contro la legalità e già questo, oltre a tutti i discorsi sulla libertà di stampa, è un motivo sufficiente per cambiare profondamente il testo nel passaggio della Camera". Casini ha poi ricordato che "la Camera non è un passacarte del Senato, non è l'ufficio timbri, quindi - ha concluso - cerchiamo di cambiare questa legge in meglio perché il bicameralismo può servire a questo".

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