Intercettazioni, è battaglia contro la legge bavaglio

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Dalla tv al web, dai giornali alle piazze un coro di proteste contro il ddl che ha incassato il sì al Senato. Diverse le manifestazioni annunciate nel Paese, mentre è atteso per metà settimana prossima l'approdo del testo in terza lettura alla Camera

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Si alza il tono della protesta di giornalisti ed editori, mentre il Parlamento va avanti verso l'approvazione del disegno di legge sulle intercettazioni. Il via libera del Senato con la fiducia ha fatto scattare la leva dello sciopero da parte della Federazione nazionale della stampa, che ha dato l'annuncio del black out dell'informazione il 9 luglio. Una protesta che ha trovato l'immediato sostegno della Cgil. "Lo sciopero dovrà coincidere con la giornata finale di discussione del ddl - ha detto il segretario della Fnsi, Franco Siddi -: quindi se sarà quella, altrimenti cambieremo la data". Siddi ha quindi invitato tutta la categoria a mobilitarsi contro il disegno di legge, "mettendone in evidenza i pericoli con qualsiasi iniziativa".

Resta teso il clima politico -  "Sono preoccupatissimo", dice l'ex premier Romano Prodi, sottolineando che "da mesi e mesi si va avanti solo su questi temi, il resto e' periferico: la continuità c'è solo nel cercare di controllare il Paese". L'Idv conferma che "darà battaglia alla Camera" e, con il capogruppo Idv alla Camera, Massimo Donadi, conta sui malpancisti Pdl: "Il testo del ddl è la vittoria piena di Berlusconi su Fini. Il passaggio alla Camera è l'ultima spiaggia che hanno i finiani di mostrare la loro coerenza. Non si può sacrificare la legalità per equilibri di coalizione".
A difesa di Napolitano, nuovamente chiamato in causa da Di Pietro perché non firmi la legge, arrivano le parole di Renato Schifani: "Il Presidente della Repubblica non va mai coinvolto quando il Parlamento legifera in richieste di non firma". Il presidente del Senato sottolinea che il Capo dello Stato "ha dato, fin da quando si è insediato, un esempio di compostezza istituzionale e di rispetto della Costituzione. A lui guardiamo tutti come punto di riferimento per le garanzie costituzionali".


Ordine dei giornalisti: disobbedienza civile - Contro il disegno di legge sulle intercettazioni, L'ordine Nazionale dei Giornalisti (Odg) invoca "il dovere della disobbedienza civile". Lo chiede in un comunicato, il segretario nazionale dell'Ordine, Enzo Iacopino, dopo l'annuncio in Senato del ddl Alfano. "L'Ordine risponderà in sintonia con gli altri enti di categoria a questa sfida - prosegue Iacopino - che è un atto di violenza alla Costituzione e ai cittadini italiani".
"In queste condizioni - conclude Iacopino - le proteste più estreme dei giornalisti sono inevitabile risposta alla ostinazione e alle chiusure della maggioranza. C'è il dovere della disobbedienza civile davanti a norme che violano il diritto costituzionale dei cittadini di sapere per valutare e compiere scelte consapevoli.

Parla di "sciopero generale immediato contro l'attacco alla democrazia" il presidente dell'Unci (Unione Nazionale Cronisti Italiani)  Guido Columba. "Il Paese deve capire l'attacco alla democrazia - dichiara Columba - i giornalisti hanno il dovere di lottare con tutte le armi contro il ddl Alfano".

Articolo21 chiama invece a "una grande manifestazione nazionale che sappia andare persino oltre quella straordinaria del tre ottobre e riesca a coinvolgere persino quelle associazioni e quei cittadini di destra che in queste ore, sulla rete per esempio, stanno manifestando un crescente disagio".

Le iniziative in prima pagina -
Alcuni quotidiani italiani (guarda la rassegna stampa) sottolineano con iniziative grafiche in prima pagina il disaccordo sul ddl intercettazioni, che giovedì ha incassato la
fiducia al Senato. Repubblica esce con una prima pagina bianca e un post it giallo al centro in cui si legge: "La legge-bavaglio nega ai cittadini il diritto di essere informati". In bianco anche la rubrica di Massimo Gramellini e il mini-corsivo di Riccardo Barenghi sulla Stampa: "Buongiorno e Jena escono oggi in bianco per abituarsi a quando la legge sulle intercettazioni impedirà loro di affrontare gli argomenti che nutrono da sempre i corsivi di satira e di costume". Protesta anche il Fatto Quotidiano, listato a lutto sopra la testata.

SKY TG24 e SKY.it - Già da giovedì 10 giugno SKY TG24 e alcuni e di SKY.It, sono listati a lutto.



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