Stralciata la norma "salva pedofili", anche grazie al Web

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Dopo le proteste in Parlamento e su Facebook, la maggioranza ha cancellato dal ddl intercettazioni le disposizioni che non prevedevano l'arresto obbligatorio per i reati meno gravi su minori. Su un blog una vittima racconta la sua esperienza

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Rischiava di passare inosservata. Persa tra gli altri articoli, coperta dalle polemiche per i limiti imposti alla possibilità dei giudici di intercettare e dei giornalisti di pubblicare. E invece no. La cosiddetta norma “salva pedofili”, l’emendamento 1.707 al ddl sulle intercettazioni, è scomparsa. Stralciata. Anche grazie all’allarme partito dalla Rete, rilanciato da Facebook e risuonato fin dentro le aule parlamentari. Il governo alla fine ha cancellato tutte le disposizioni sulla pedofilia contenute nella legge all’esame del Senato. E ha promesso che il delicato tema sarà affrontato in un provvedimento a se stante.

Quale la pietra dello scandalo? Un emendamento presentato da sette senatori della maggioranza e sostenuto dal governo, che introduceva una piccola modifica in una norma inserita nel ddl intercettazioni dal parlamentare dell’Italia dei valori Luigi Li Gotti. La norma a firma dell’Idv prevedeva l’arresto obbligatorio in flagranza di reato per i casi di violenza sessuale, di atti sessuali con minori e di violenza di gruppo. La correzione di Pdl e Lega stabiliva che per i casi di lieve entità l’arresto non fosse obbligatorio, ma facoltativo. Di qui le proteste.

“Quali sono i casi lievi? La verità è che quando si parla di pedofilia non può esistere una minore gravità ad evitare l’arresto in flagranza – ha tuonato il Partito democratico con Donatella Ferranti, capogruppo in commissione Giustizia alla Camera – Quella norma, che vorrebbero spacciare per ‘una cosetta da poco’, in realtà è un macigno che impedirà l’arresto e il processo per direttissima per tutti quei pedofili che non consumano fino in fondo l’atto sessuale”. “Ci sarebbero tra l’altro conseguenze negative nel contrasto della pedofilia su Internet: nei fatti verrebbe cancellato il reato di grooming recentemente introdotto, che mira a punire l’adescamento in Rete”, ha sottolineato la deputata del Pdl Alessandra Mussolini, presidente della commissione sull’Infanzia. Che ha promesso al governo una battaglia a tutto campo alla Camera, assieme a parlamentari della maggioranza e dell’opposizione, se il Senato non avesse stralciato prima la norma controversa.

Un gran polverone, insomma, che il relatore della legge sulle intercettazioni Roberto Centaro (Pdl) ha bollato come “disinformazione”. “E’ chiaro - ha cercato di spiegare - che stiamo parlando solo dei casi di lieve entità, come ad esempio il diciottenne che ha un rapporto con una quattordicenne”. Ma l’argomento non ha convinto. E l’allarme si è diffuso sempre più attraverso la Rete. “Uno scandalo” (Barbara), “un bel regalo di Silvio al Vaticano” (Patrizio), sono i commenti comparsi su Facebook. Mentre il Popolo viola ha pubblicato i nomi dei senatori firmatari della norma che è stata presto ribattezzata "salva pedofili". E per iniziativa di Aurelia Passaseo, presidente del Coordinamento internazionale delle associazioni per la tutela dei diritti dei minori, da Facebook sono partite decine di e-mail indirizzate ai membri della commissione Giustizia del Senato, per chiedere di ritirare quello che sarebbe stato “un grosso regalo della maggioranza ai tanti, troppi pedofili che ogni giorno violentano e abusano sessualmente i nostri figli”. Per di più “alla vigilia della nuova, sconcertante Giornata dell'International Boy Love Day (la Giornata mondiale dell’orgoglio pedofilo), in programma il prossimo 26 giugno, come tradizione in prossimità del solstizio estivo”.

Alla fine, dunque, la norma è stata ritirata. Il governo ha fatto marcia indietro. Se ne tornerà a parlare, forse, in una legge apposita. Ma intanto su Internet resta indelebile il racconto di chi su un blog ha voluto testimoniare con la propria esperienza personale che una “violenza di lieve entità” come un bacio, subita in tenera età, può anche condizionare una vita intera. “Con mia madre”, scrive A.A., “abbiamo parlato della nuova legge sulla pedofilia e lei ha trattato l’argomento come se non ci riguardasse direttamente. Per la prima volta in più di vent’anni le ho risposto: IO sono una vittima!”.

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