Intercettazioni, anche i poliziotti contro il ddl

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Le modifiche non fermano la protesta contro la “legge bavaglio”. L'Associazione nazionale dei funzionari di polizia parla di “un duro colpo per la sicurezza”. Corteo a Napoli contro il ddl. Alfano: “Il diritto di cronaca è garantito”

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LO SPECIALE DDL INTERCETTAZIONI

Il disegno di legge sulle intercettazioni, che sarà discusso dall'aula del Senato da lunedì, ha subito ieri un'altra tornata di cambiamenti che alleggeriscono alcune restrizioni alla pubblicazione delle notizie sulle inchieste e riducono le pene per gli editori che violano i divieti. Modifiche che non sono bastate a fermare le proteste contro il ddl. Al coro di no di giornalisti e magistrati si sono uniti oggi anche i poliziotti. Il ddl intercettazioni è "un duro colpo per la sicurezza: infatti, mentre l'indice di delittuosità risulta costantemente oltre i 4 mila crimini ogni 100 mila abitanti nell'ultimo decennio, al Senato ci si ostina a proporre un sistema che riduce severamente la possibilità di intercettare". E' quanto sostiene in una nota l'Associazione nazionale dei funzionari di polizia.

"Si insiste, poi - aggiungono i funzionari di polizia - a prevedere che le microspie vadano messe nei luoghi ove vi è fondato motivo di ritenere che si stia commettendo un reato e non si vuol capire che, se l'investigatore ha questa convinzione, deve intervenire per arrestare gli autori del crimine nella flagranza di reato. Le cimici servono per sentire conversazioni attinenti a un crimine non per ascoltare i rumori e le parole mentre si commette un reato". E ancora: "In Italia oggi c'e l'incertezza della pena, domani ci sarà la certezza di farla franca per tanti reati. Vanno bene le modifiche apportate per la ricerca dei latitanti ma il sistema resta debole per individuare il colpevole del crimine".

Contro il ddl oggi a Napoli c’è stato un corteo organizzato dai giovani de l’Italia dei valori. I manifestanti, che indossavano dei bavagli sulla bocca e che portavano uno striscione con scritto “E ora imbavagliateci tutti. Giù le mani dalle intercettazioni" si sono mossi da piazza Dante per raggiungere l'ingresso della Prefettura in piazza del Plebiscito. Lì si sono alternati al megafono una serie di interventi di giornalisti e esponenti politici. Tra questi anche Luigi De Magistris. "I mafiosi e i corrotti brinderanno dopo questa legge. In un colpo solo viene attuato quello che era il colpo di Stato piduista di Licio Gelli che voleva mettere un bavaglio a giornalisti e magistrati” ha detto l’eurodeputato Idv. "Solo in Italia dare una notizia rischia di diventare reato", ha sottolineato il presidente dell'Ordine dei giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli.

Lunedì prossimo, intanto, il gruppo dei legali della Fnsi, il sindacato unitario dei giornalisti, insieme all'Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, e all'associazione Articolo21, si riuniranno in audioconferenza con la Federazione nazionale della Stampa per fare il punto sul stesura del ricorso alla Corte Europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo nel caso in cui il Parlamento decidesse di trasformare in legge il ddl Alfano. Il ricorso sarà pubblicato sul sito della Fnsi e chiunque lo vorrà potrà sottoscriverne l'adesione.

La maggioranza, dal canto suo, difende il provvedimento e le modifiche di ieri. Primo tra tutti il ministro della Giustizia Angelino Alfano, per il quale il ddl intercettazioni "preserva i principi costituzionali, garantisce la libertà d'informazione, tutela il diritto alla privacy". E, in un’intervista al Corriere della Sera spiega: “Non limita i magistrati perché con le nuove norme possono utilizzare lo strumento investigativo", ovvero le intercettazioni, "in tutti i casi per i quali era già previsto, con l'aggiunta del reato di stalking. Si potrà intercettare davvero per un buon motivo, ma per 75 giorni, invece che all'infinito”. Il presidente del gruppo Pdl al Sentato Maurizio Gasparri sottolinea le migliorie apportate al testo ieri: “Gli emendamenti che abbiamo presentato in vista dell'esame dell'Aula garantiscono spazi più ampi per il diritto di cronaca, evitando comunque la gogna mediatica e la pubblicazione indiscriminata di intercettazioni". E sottolinea: “Chi resta contrario vuole continuare in un uso indiscriminato delle intercettazioni ed in una pubblicazione di materiali che non hanno il più delle volte nessuna rilevanza penale".

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