Abolire le province. Sì, ma quali?

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La manovra farà sparire le province con meno di 220mila abitanti. Ma non è chiaro quali finiranno sotto la scure della finanziaria. Istat e censimento hanno infatti numeri discordanti sui residenti. Intanto, però, monta la protesta

di David Saltuari

Tre le tante novità inserite nella manovra approvata in tarda serata dal Consiglio dei Ministri, quella che sembra aver scatenato fino da subito le polemiche più dure, riguarda l'abolizione delle province. A quanto si apprende la norma prevede la cancellazione delle province con meno di 220mila abitanti, escluse quelle di confine e quelle delle regioni autonome. Già, ma dove è che gli abitanti sono meno di 220mila? L'Upi sottolinea come a seconda dei dati Istat o del Censimento si hanno risultati diversi. Prendendo i numeri dell'Istituto di statistica a sparire sarebbero: Biella (187 mila abitanti), Massa Carrara (203 mila abitanti), Ascoli Piceno (212 mila), Fermo (176 mila), Rieti (159 mila), Isernia (88 mila), Matera (203 mila), Crotone (173 mila) e Vibo Valentia (167 mila). Nove in tutto. Siamo d'accordo, dunque? Non del tutto, visto che il deputato leghista Massimo Poledri, a chi gli fa notare che vengono tagliate soprattutto le province meridionali risponde che "su 10 enti tagliati due sono guidati da presidenti leghisti". Due? Una è Biella, ma l'altra? E chiedendo più in alto non si ottiene certo più chiarezza. Nel corso di una trasmissione televisiva Renato Brunetta, lodando l'iniziativa del governo,  parla di ben 16 province da cancellare.

La confusione regna alta sotto il cielo e in rete c'è chi si diverte a mettere a confronto i, diversissimi, calcoli dei vari quotidiani. A mettere d'accordo però tutti i presidenti delle province a rischio è l'intenzione di mettere ogni risorsa in campo per sopravvivere.  Molto  risentito il presidente della Provincia  di Rieti, Fabio Melilli, che al Corriere della Sera dice, "E' una norma incomprensibile che mostra un livello di banalità inimaginabile. E ora chi decide dove  andremo a finire? Non me lo  sarei aspettato dal ministro Calderoli  dopo il grande lavoro che avevamo fatto insieme". E si chiede "Chi è quel genio che ha individuato il dato di 220mila  residenti? Ha tirato a sorte?".

Una risposta a questa domanda la suggerisce il deputato del Pd Antonio Misiani, che sottolinea come "la soglia dei 220 mila residenti non ha  alcuna logica se non fosse che tale limite coincide con la la  popolazione della  Provincia di Asti (220.156 abitanti al 31-12-2008),  presieduta dall'onorevole Maria Teresa Armosino (Pdl), già sottosegretario del ministro Tremonti nella legislatura 2001-2006".

E infatti la Armosino, presidente della  Provincia di Asti, mette subito le mani avanti ricordando che "secondo gli ultimi dati, la provincia di Asti ha superato quella soglia" (certo, solo di soli 156 abitanti, ma comunque sufficienti a garantire la salvezza). Un altro problema potrebbe venire da quelle regioni, Molise e Umbria, che rischiano di diventare una macroprovincia. Luigi Mazzuto (Pdl) presidente della provincia di Isernia, tenta la via della provocazione. "Se sarà fatta fuori Isernia, - dice - il Molise avrà una sola Provincia, quella di Campobasso. Così potremmo aspirare anche noi a diventare regione a Statuto Speciale e prendere più soldi proprio per questo status".

A sollevare qualche curiosità è anche il salvacondotto per le province di confine. Alessandro Gilioli, giornalista de L'Espresso, sul suo blog avanza il dubbio che la postilla, più che a salvaguardia dei sacri confini nazionali, torni utile a preservare proprio la provincia di Sondrio, patria del ministro Giulio Tremonti.

Insomma, quante saranno le province cancellate alla fine? Che si prendano i dati dell'Istat o quelli del censimento, che si salvaguardino i confini o le regioni a statuto autonomo, il rischio concreto è che, anche questa volta, il numero di province tagliate alla fine si riduca a zero.

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