Intercettazioni, non si esclude la fiducia

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Il ddl andrà in aula al Senato da lunedì prossimo e il voto finale è atteso per martedì. Il governo non esclude di ricorrere al voto di fiducia. I direttori dei quotidiani dicono no al provvedimento

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L'aula del Senato esaminerà il ddl intercettazioni a partire da lunedì 31 maggioDopo il via libera dalla commissione Giustizia del Senato, il provvedimento approda così all'Aula. Il termine per gli emendamenti sarà fissato per venerdì 28 maggio. I tempi di discussione in aula saranno contingentati e le opposizioni riferiscono che il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito non ha escluso la fiducia.

In nottata, dopo una maratona di sei ore, il testo che impedisce ai cronisti di pubblicare atti d'indagine e complica la procedura per autorizzare le intercettazioni ha avuto il via libera nonostante la marcia indietro da parte del ministro della Giustizia Angelino Alfano, che aveva annunciato la possibilità di tornare al testo licenziato dalla Camera. Soddisfatto il presidente della commissione Filippo Berselli: "Avevo detto che lo avremmo approvato e così è stato. Ora andremo in Aula per l'esame". Berselli ha quindi precisato che ci saranno dei punti del testo da "rimeditare". "Sicuramente in aula - ha detto ancora - presenteremo degli emendamenti migliorativi. Personalmente presenterò quello che riduce la forbice tra sanzione minima e massima per gli editori. Rivedremo anche le norme che riguardano le sanzioni per i giornalisti. Andrà recuperata anche la parte che riguarda le registrazioni fraudolente". "Sono soddisfatto poi - conclude - perché la commissione si è finalmente liberata di questo peso e potrà occuparsi del ddl anticorruzione".

L'opposizione protesta e annuncia battaglia per l'aula. Decisamente contrariati, infatti, il capogruppo del Pd in commissione, Silvia Della Monica e il responsabile giustizia dell'Idv, Luigi Li Gotti. Quest'ultimo, tra l'altro, sottolinea tra le incongruità del testo quella secondo la quale non si prevederebbero le sanzioni per gli editori nel caso in cui il giornalista debba rispondere del reato di pubblicazioni delle intercettazioni estranee alle indagini o di cui era stata vietata la pubblicazione. Reato per il quale, invece, il cronista rischia da uno a tre anni di reclusione.
"Non so davvero di cosa debba essere soddisfatto Berselli - commenta Silvia Della Monica - visto che così si impedirà di indagare di fatto anche sulla corruzione che è il prossimo provvedimento all'esame della commissione. Non c'e' proprio niente di cui essere contenti...".


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