Intercettazioni, direttori dei media compatti contro il ddl

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Nel corso dell'incontro promosso dall'Fnsi i responsabili delle testate, tra cui Carelli, Mauro, De Bortoli e Feltri, hanno concordato un documento comune per dire no al provvedimento che "mette un bavaglio all'informazione". I VIDEO CON GLI INTERVENTI

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Un fronte comune e compatto dei direttori degli organi di informazione italiani contro il ddl intercettazioni. E' quello scaturito oggi con l'iniziativa promossa dalla Fnsi e che ha coinvolto i direttori di quotidiani, agenzie di stampa, televisioni, con interventi in videoconferenza dalla Sala Tobagi della Fnsi a Roma e dal Circolo della Stampa di Milano.
Nell'incontro è stato preparato un documento finale (QUI IL TESTO) in cui si denuncia il provvedimento legislativo in discussione e si invita l'esecutivo a rivederlo.

Alla video conferenza, coordinata dal segretario della Fnsi Franco Siddi, hanno preso parte a Roma, tra gli altri, Emilio Carelli (SKY TG24), Ezio Mauro (La Repubblica), Roberto Napoletano (Il Messaggero), Mario Sechi (Il Tempo), Carlo Bollino (La Gazzetta del Mezzogiorno), Michele Terzulli (in rappresentanza del direttore del Tg3), Norma Rangeri (Il Manifesto), Concita Di Gregorio (L'Unità), Dino Greco (Liberazione),  il vice direttore dell'AGI Antonio Lucaroni, il direttore dell'Ansa Luigi Contu, il direttore dell'Asca Gianfranco Astori, mentre collegati da Milano c'erano il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, il direttore de Il Giornale, Vittorio Feltri, il direttore de La Stampa, Mario Calabresi, il vice direttore de Il Sole 24 Ore, Alberto Orioli.

Nell'intervento d'apertura, il segretario della Fnsi Siddi ha sostenuto che il ddl contiene "divieti, censure preventive, è inaccettabile. I testi proposti dal legislatore sono inaccettabili. Il Parlamento compia uno sforzo vero per trovare equilibrio che non travolga la verità dei fatti, di vita del Paese, di informazione libera". Siddi ha aggiunto "non è in discussione il diritto o il principio della privacy ma la possiblità o meno di rendere noti ai cittadini quanto di un procedimento giudiziario dev'essere noto a tutti se è già noto alle parti in causa. Negare i fatti ci porta alla favola del re nudo. La verità dei fatti s'impone comunque, trova il modo di affermarsi".
E ha concluso: "La notizia non si può mettere in prigione, lì devono andarci i delinquenti, i malfattori. Occorre tenere alta la bandiera della libera informazione".

Il direttore di SKY TG24, Emilio Carelli, ha espresso "preoccupazione per questo ddl che limiterebbe tantissimo la liberta' di stampa. Noi chiediamo di poter fare il nostro lavoro con obiettivita' e completezza. Pretendiamo di poter esercitare il dovere di informazione. E' vero che in passato ci sono stati abusi, violazioni del codice deontologico, ma ora speriamo che ci sia un ripensamento del Parlamento".

Ferruccio de Bortoli ha parlato di un "ddl pericoloso per la democrazia e non solo per la categoria dei giornalisti. Scongiurare gli abusi della professione è giusto, ma esprimere fastidio della libera stampa deve preoccupare". Il direttore del Corsera ha parlato di "tentativo di imbrigliare la stampa che non viene solo da questo governo, già in passato ci sono stati episodi anche se non si è raggiunto un testo così pericoloso come l'attuale".
Il ddl "limita l'attività dei colleghi, colpisce l'attività investigativa e rappresenta un forte vulnus per la democrazia". Per De Bortoli questa in corso "è una battaglia importante, decisiva, non è corporativa".

Il direttore de Il Tempo ha parlato di "battaglia di libertà". E ha aggiunto: "Siamo anche costretti a farla perché il nostro mestiere è vendere notizie. Il ddl è frutto di imperizia e ignoranza ed anche di malignità". E se dal rappresentante della direzione de Il Fatto Quotidiano è venuto l'appello alla "disobbedienza civile, a una violazione di massa della legge, sotto l'egida della Fnsi e dell'Ordine nazionale dei giornalisti, di fronte a notizie certe", il direttore di Repubblica ha parlato subito di "ddl non sulle intercettazioni ma sulla libertà", ricordando che "il cittadino consapevole fa la qualità del Paese". Mauro ha aggiunto che il provvedimento in discussione introduce elementi "irrazionali e irragionevoli, cozza contro il principio della libertà di stampa".
Se c'è il problema della privacy - ha detto Mauro -, allora "si faccia un'udienza stralcio che coinvolga le parti in causa e di fronte ad un giudice terzo si definisce quali siano le cose rilevanti e che debbano essere rese pubbliche".
 
Vittorio Feltri ha sottolineato subito che "i giornali infastidiscono il potere quando fanno il loro dovere. E' quello che sta avvenendo in questo momento, peraltro con dose di ingenuità perché ugualmente le cose si sapranno. Da Feltri l'invito "ad evitare scioperi", mentre "speriamo che tutt'insieme si faccia una bella battaglia".

Il vice direttore de Il Sole 24 Ore ha ribadito l'adesione "a questa battaglia contro una legge nata male", riportando anche il messaggio fatto avere dal direttore Gianni Riotta e aggiungendo: "Faccio appello al buon senso, che è spesso il miglior consigliere. Però il buon senso non si norma - ha ammonito -  serve un momento di concertazione, di riflessione comune tra le parti in causa".

A sua volta Mario Calabresi, direttore de La Stampa, ha sottolineato che "lo spirito della legge non ha nulla a che vedere con il testo, cioè tutelare la privacy, e finisce con il complicare il lavoro dei giornalisti". Calabresi ha detto che "la parte più odiosa sono le multe agli editori, il che cambia profondamente il rapporto tra editore e chi lavora nelle testate. C'è una sorta di ricatto e si tenta di far svolgere all'editore un ruolo di 'museruola'. 

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