Napolitano: basta con i contenuti impropri nei decreti legge

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Il presidente della Repubblica scrive a premier e presidenti delle Camere nel promulgare la legge sugli incentivi “Nel corso dell'iter inserite numerose norme tra loro eterogenee. Firmo solo per la lotta all'evasione

Napolitano ha promulgato la legge di conversione del "decreto incentivi", inviando però a Berlusconi, Schifani e Fini una lettera di rilievi. Per il Colle "il dl nel corso dell'iter di conversione è stato profondamente modificato, anche mediante l'inserimento di numerose disposizioni estranee ed eterogenee". Tra i punti contestati il ricorso alla fiducia su maxi-emendamenti che "realizza una pesante compressione del ruolo del Parlamento".

"Nella sua formulazione originaria - spiega il Presidente della Repubblica - il decreto conteneva disposizioni riguardanti esclusivamente la repressione delle frodi fiscali, la riscossione tributaria ed incentivi al sostegno della domanda e delle imprese". La variazione in fase di conversione è una tecnica, ricorda il Capo dello Stato, che è stata "criticata" sia da lui sia dai suoi predecessori. Inserire troppe norme eterogenee, secondo Napolitano, ha una "sua incidenza negativa sulla qualità della legislazione, per la violazione dell'articolo 15, comma 3, della legge n. 400 del 1988 e, infine, per la possibile violazione dell'art. 77 della Costituzione allorché comporti l'inserimento di disposizioni prive dei requisiti di straordinaria necessità ed urgenza, eludendo la valutazione spettante al Presidente della Repubblica in vista della emanazione dei decreti-legge".

Il Presidente della Repubblica sottolinea quindi di aver "avuto modo di rilevare, più volte e in diverse sedi, che in presenza di una marcata eterogeneità dei testi legislativi e della frequente approvazione degli stessi mediante ricorso alla fiducia su maxi-emendamenti, si realizza una pesante compressione del ruolo del Parlamento, specialmente allorché l'esame da parte delle Camere si svolga con il particolare procedimento e nei termini tassativamente previsti dalla Costituzione per la conversione in legge dei decreti". Tutti questi motivi, conclude Napolitano, "potrebbero giustificare il ricorso alla facoltà attribuita al Presidente della Repubblica dall'art. 74 della Costituzione di chiedere alle Camere una nuova deliberazione". Tuttavia "trattandosi di una legge di conversione, sono consapevole che tale richiesta comporta il rischio della decadenza del decreto-legge", il quale contiene "disposizioni di indubbia utilità, come quelle relative al contrasto dell'evasione fiscale ed al reperimento di nuove risorse finanziarie". Per questo, alla fine, il Capo dello Stato ha deciso di promulgare comunque la legge, decidendo però di inviare la lettera di rilievo.

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