Casini: “Serve un patto di unità nazionale”

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Il leader centrista da Todi propone un patto nazionale tra maggioranza e opposizione per evitare che “il Paese vada a rotoli”. E sulla discussione interna è categorico: “Io sono contro i partiti personalisti. Via il mio nome dal nostro simbolo”

“Serve un patto per l’Italia tra opposizione e maggioranza che ricalchi le migliori tradizioni, perché il Paese va a rotoli”. E’ questa la proposta del leader dell’Udc al termine del seminario dei centristi a Todi.  Alla maggioranza e al governo Casini dice: "Andate in Parlamento dite che abbiamo bisogno di voi, non dico dell'Udc, ma di tutte le  opposizioni. Poi starà a coloro che sono chiamati in causa dare senso alla propria risposta e assumersi le proprie responsabilità”.
      
Ma il leader centrista rivolge un messaggio direttamente al  presidente del Consiglio: "E' lui che ha vinto le elezioni e dunque vada in tv a dire che c'è una emergenza, che la casa brucia e che chi ha buona volontà e responsabilità deve evitare di fare come i polli di Renzo" che si beccano a vicenda mentre il paese va a rotoli.

Inevitabile un riferimento al Ddl intercettazioni che da giorni anima il dibattito politico, chiedendo di fermare il decreto: “Fermatevi perché sarebbe un grande errore - ha sottolineato - perché nessuno pensa che fate questo ddl per tutelare la privacy ma per coprire il malaffare. E questo non è nelle vostre intenzioni, spero".

Intanto nel partito si respira aria di rinnovamento. Si discute se mantenere il simbolo dello scudo crociato e se cambiare il nome. Ma su un punto Casini è stato categorico: “L'unica decisione nella mia disponibilità”, quella di togliere il suo nome dal simbolo dell'Udc. “Sono contrario ai partiti personali, quindi anche al mio nome nel simbolo. Siamo alla ricerca di un simbolo e del nome, e vogliamo farlo senza alcun riferimento alle persone perché le cose che rimangono non sono legate alle persone. Le persone passano, le tradizioni politiche ideali restano e si radicano nel paese se sono tali". Riferendosi quindi allo scudo crociato, Casini conclude: "Un partito deve conservare la propria memoria, ma la memoria non è sufficiente".

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