Intercettazioni: il giorno della protesta

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A Roma scende in piazza il Popolo Viola, mentre il dipartimento di Giustizia Usa esprime preoccupazione. Anche le redazioni news di Mediaset aderiscono alla protesta. Montezemolo: "Bene Sky. Serve equilibrio". VIDEO E FOTO

SIT IN A ROMA DEL POPOLO VIOLA: TUTTE LE IMMAGINI

E' iniziato a Roma il sit in promosso dal Popolo Viola per protestare contro il disegno di legge sulle intercettazioni. Alla protesta hanno aderito diversi gruppi, da Valigia Blu ad Articolo 21 e Libertà e Partecipazione. Oggi intanto una nota di preoccupazione sulla nuova legge che limiterebbe l'uso delle intercettazioni è arrivato anche dal dipartimento di stato americano, per bocca del sottosegretario Lanny Breuer, in visita in questi giorni a Roma. Pur non volendo interferire con le scelte politiche italiane, il rappresentante del governo di Obama ha dichiarato "noi siamo contrari a qualsiasi cosa possa impedire agli italiani di continuare il buon lavoro [nella lotta contro il crimine organizzato] che hanno fatto in passato".

Intanto anche i cdr di Tg5, News Mediaset, Sport Mediaset, Studio Aperto, Videonews hanno aderito alla proposta indicata  dalla Fnsi di organizzare una mobilitazione permanente e diffusa nel  territorio che eventualmente potrebbe sfociare in uno sciopero. Nel comunicato si legge: "A tutti  va riconosciuto il diritto  innegabile alla privacy, ma i provvedimenti all'esame del Parlamento  pongono ostacoli alla libertà di stampa e pertanto la nostra  iniziativa è a tutela di tutti i cittadini. Un'iniziativa doverosa  oggi, quella della Fnsi e dei giornalisti italiani, come del resto  analogamente venne fatto quando provvedimenti simili furono proposti  da una diversa maggioranza politica e da un diverso ministro".

Viva preoccupazione per le conseguenze della nuova legge sulle intercettazioni è stata espressa anche da SKY Italia che annuncia l'intenzione di chiedere l'intervento di tutte le Autorità internazionali competenti, anche ricorrendo presso la Corte europea dei diritti dell’Uomo. Per l'editore di SKY TG24 e SKY.it le norme “rappresentano un grave attacco alla libertà di stampa e di espressione, ma soprattutto costituirebbero una grande anomalia a livello europeo”. “Il diritto a un’informazione completa è un diritto irrinunciabile per ogni cittadino, ma è anche un dovere fondamentale per ogni editore”, spiega Sky Italia.

Sull'argomento è intervenuto anche Luca Cordero di Montezemolo, che ha detto "condivido la linea degli editori e ho visto anche come un editore serio, importante e innovativo come Sky segnali un'anomalia rispetto agli altri paesi europei".

Il relatore della legge, Roberto Centaro è stato oggi a Palazzo Grazioli per parlare con il presidente del Consiglio. All'uscita ha però subito chiarito, a chi gli chiedeva se c'erano in vista dei dietro front del governo che "Berlusconi voleva fare solo il punto sull'intera vicenda. Tutto qui". Ma parti della maggioranza iniziano a levarsi i distinguo. Da Bari Italo Bocchino invita la maggioranza a un'ulteriore riflessione sul disegno di legge "per evitare le multe salate nei confronti degli editori che non hanno responsabilità di quello che i giornalisti scrivono ed anche per evitare che non si possa citare, nemmeno per riassunto, quello che accade all'interno di un'inchiesta"

Il mondo della stampa continua a mobilitarsi contro quella che da molti viene considerata una legge bavaglio. L'ordine dei giornalisti ha annunciato che, su decisione unanime del suo esecutivo nazionale, "ha già acquisito significativi pareri legali e assumerà tutte le iniziative utili, in ogni sede, per garantire ai cittadini il diritto di essere informati". Per l'Ordine "su questo terreno non è più il momento delle dichiarazioni, ma degli atti concreti, coinvolgendo le istituzioni comunitarie a partire dal commissario europeo per i diritti dell'uomo. L'Ordine dei giornalisti è ostinatamente convinto che quello di sapere sia un diritto fondamentale di tutti e di ciascuno".

Per l'Odg infatti "la decisione della maggioranza di ritirare l'emendamento che prevedeva il raddoppio delle pene detentive e pecuniarie per i giornalisti che rendono pubblici i particolari di inchieste di interesse sociale non è la risposta alle quale i cittadini hanno diritto. I cittadini, non i giornalisti, perché sono loro - i cittadini-elettori - che hanno il diritto di sapere per capire, decidere e scegliere in maniera consapevole e responsabile".

Spiega l'organismo che "è assurdo ritenere che un mese di carcere sia una sciocchezza. E' incredibile ritenere poca cosa sanzioni pecuniarie che vanno da 5 a 10 mila euro. Chi parla di carcere e di danaro con tanta leggerezza non si rende conto che un mese dietro le sbarre è poca cosa per i malfattori, non per le persone perbene. Somme di quella entità possono apparire trascurabili a chi guadagna migliaia e migliaia di euro al mese. I politici - e purtroppo anche la stragrande maggioranza dei lettori - non sono consapevoli che ci sono centinaia e centinaia di giornalisti che "guadagnano" anche poco più di due euro per un loro articolo, come emerge dai 'dati della vergogna' contenuti nell'inchiesta fatta dall'Ordine e denominata 'smascheriamo gli editori'. E' come dire che ci sono giornalisti che dovrebbero scrivere cinquemila articoli per mettere insieme l'ammenda che dovrebbero pagare per onorare il loro dovere di informare gli italiani".

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