Maroni: “Sul terrorismo l’attenzione è alta”

Giorgio Napolitano, Rolando Mosca Moschini, Roberto Maroni e Antonio Manganelli alla festa della polizia
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Al 158esimo anniversario della fondazione della polizia il ministro dell'Interno parla dei successi del governo nella lotta alla mafia. Manganelli: "Servono più risorse"


Nella lotta al terrorismo internazionale “l’attenzione del governo è sempre molto alta: in questi due anni sono stati individuati e espulsi, per motivi di sicurezza dello Stato, nove terroristi pericolosi”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, nel suo discorso in occasione della festa per il 158esimo anniversario della fondazione della polizia.
Dopo gli attentati di Madrid del 2004 e di Londra del 2005, ha proseguito Maroni, “è stata notevolmente sviluppata la cooperazione internazionale dell’Italia con tutti i paesi interessati al fenomeno, anche attraverso i network internazionali di investigatori”. Rivolgendosi poi al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il ministro ha ricordato che “in occasione del giorno della memoria dedicata alle vittime del terrorismo e delle stragi, lei ha efficacemente richiamato al necessità di tenere alta la vigilanza contro le insidiose minacce del terrorismo, anche interno e del fanatismo politico ed ideologico. Desidero assicurarle, insieme a tutti gli appartenenti alla polizia di Stato, che l’impegno su questo versante è massimo”. Maroni ha aggiunto di essere “particolarmente lieto di celebrare un anniversario nell’anniversario: quest’anno le donne della polizia di Stato festeggiano una ricorrenza particolare, i 50 anni dall’ingresso in servizio delle prime donne poliziotto. Una scelta coraggiosa per i tempi, ma che si è rilevata esatta”. Alla prima donna entrata in polizia è stata consegnata una medaglia coniata per l’occasione.

La sicurezza richiede “uno sforzo continuo, perché solo coordinando i compiti dello Stato e quelli degli altri attori che possono dare il loro contributo al controllo del territorio è possibile realizzare un sistema di sicurezza più efficace e moderno”, ha continuato il ministro. Il titolare del Viminale ha ripercorso i successi ottenuti dal governo nei confronti della criminalità, sottolineando che sono stati sequestrati negli ultimi due anni più di 22 mila beni per un valore di oltre 11 miliardi di euro. Successi anche per quanto riguarda la lotta alla criminalità diffusa. “I dati sono molto positivi – ha detto il ministro – e restituiscono una geografia dei delitti in netto calo: in due anni i reati sono diminuiti di oltre l’11 per cento con una riduzione ancora maggiore se consideriamo i reati di forte allarme sociale come furti, rapine e violenze alle persone”. Maroni ha poi ricordato gli oltre 360 latitanti di cui 24 inseriti nell’elenco dei 30 più pericolosi, ha definito le ordinanze dei sindaci in materia di sicurezza “un’efficace strumento di prevenzione del crimine di strada” e ha ricordato la diminuzione del 90 per cento degli sbarchi sottolineando che “così facendo si sono salvate molte vite umane”. Nel suo discorso il ministro dell’Interno ha infine ricordato “con grande soddisfazione” l’approvazione all’unanimità del provvedimento con cui è stata istituita l’agenzia per la gestione dei beni sequestrati alla criminalità organizzata. “È il segno di una grande unità delle forze politiche nella lotta al crimine, davvero importante di questi tempi”.

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha inviato alla cerimonia un messaggio, che sottolinea come oggi la polizia “presenta una piena e totale integrazione tra uomini e donne, ponendosi all’avanguardia per modernità ed efficacia nel contesto europeo e internazionale più evoluto, e ciò è testimoniato dalla costante opera che nelle diverse aree del Paese la polizia svolge in stretto collegamento con le altre forze dell’ordine”. Berlusconi non ha partecipato alla festa perché è ancora indisposto. Nel suo messaggio ha poi ricordato “l’impegno costante che quotidianamente viene assicurato dalle donne e dagli uomini della polizia e che costituisce garanzia di sicurezza per una serena convivenza civile”. E quanti hanno onorato la divisa “fino all’estremo sacrificio”.  

Il presidente della Repubblica ha invece richiamato l’attenzione nel suo messaggio sul fatto che quest’anno la lotta alla criminalità organizzata è “proseguita con accresciuta incisività che ha consentito la cattura di pericolosi latitanti ai vertici delle organizzazioni mafiose e l’aggressione di consistenti patrimoni. Sono certo che tale intensa azione continuerà in collegamento con le polizie straniere, per colpire le strutture e gli affari dei sodalizi criminali, sempre più presenti sugli scenari dei grandi traffici internazionali”. Napolitano esprime la gratitudine dell’intera nazione per “l’impegno a tutela dell’esercizio delle libertà e dei diritti costituzionali, in uno con la garanzia della sicurezza. La meritoria attività svolta, con dedizione e spirito di solidarietà, in favore delle comunità dell’Abruzzo colpite dal tragico sisma, ha motivato – scrive ancora il capo dello Stato – il conferimento della Medaglia d’oro al merito civile alla bandiera del corpo.

Napolitano ha consegnato il diploma di promozione per merito straordinario al personale della sezione catturandi della Squadra mobile della questura di Palermo ed al servizio centrale operativo della direzione centrale anticrimine della polizia. A loro si deve, si legge nelle motivazioni, la cattura del latitante Domenico Raccuglia, boss al vertice di Cosa nostra. Promozione per merito straordinario anche al servizio polizia scientifica per l’attività investigativa che ha portato all’arresto del boss corleonese Giovanni Nicchi ed alla Squadra mobile di Reggio Calabria per aver catturato i due massimi esponenti della ‘ndrangheta calabrese Giovanni Strangio e Francesco Romeo, inseriti nell'elenco dei latitanti più pericolosi, entrambi colpiti da mandato di cattura internazionale per la strage di Duisburg. I giornalisti hanno inoltre chiesto al presidente della Repubblica se sia preoccupato per l'Italia, "Direi anzitutto 'occupato', occupato, per le cose italiane", ha risposto.

“Il Paese sa bene che le donne e gli uomini della polizia non si faranno intimidire e non arretreranno mai, forti della consapevolezza di svolgere una missione fondamentale per il bene della collettività”, ha dichiarato il capo della polizia Antonio Manganelli. Nel suo messaggio Manganelli ha ricordato anche le difficoltà in cui si batte la polizia. “Dietro qualsiasi risultato conseguito nell’attività di ordine e sicurezza pubblica – ha detto – esiste solo il sacrificio, spesso estremo, di persone che, ben oltre i normali canoni dello specifico rapporto di lavoro e in condizioni spesso proibitive, propongono il massimo impegno in difesa della gente che vive e lavora onestamente”. Il prefetto Manganelli ha continuato: “La polizia ha bisogno di più risorse. I tagli hanno colpito non solo l’Italia e non solo le forze di polizia, ma è certo che noi abbiamo bisogno di più risorse. Confido nella nuova normativa che ha istituito il Fondo unico giustizia”. Manganelli si è poi augurato che il denaro sequestrato ad organizzazioni criminali venga quanto prima messo a disposizione per le esigenze di sicurezza.

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