Clandestini, Moratti: "Non mi pento"

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Il sindaco di Milano torna sulle sue affermazioni sul rapporto tra immigrati e delinquenza: "Il ragionamento è più complesso, altri reati vanno assorbiti in quello di clandestinità". Sul rischio banlieue ventilato da Maroni: "Via Padova è un caso diverso"

"Non rinnego assolutamente quello che ho detto ieri ma il ragionamento è più complesso: chiediamo di assorbire gli altri reati in quello di clandestinità". Così il sindaco di Milano Letizia Moratti ha risposto a Maurizio Belpietro, in merito alle sue affermazioni di ieri su immigrati e delinquenza, che hanno suscitato numerose polemiche.
"Non mi sono pentita" di quanto dichiarato ieri - ha detto il primo cittadino del capoluogo lombardo nel corso dell'intervista in onda su Canale 5 - ma il ragionamento che avevo fatto era più complesso: quello che vediamo a Milano e nelle città del Nord è che gli autori di 8 reati su 10 sono clandestini; al governo abbiamo chiesto di prevedere l'espulsione anche nei casi di clandestini con altri procedimenti in corso, perché attualmente non possono essere espulsi fino alla conclusione del processo per altri reati".

E ha precisato: "Abbiamo chiesto di assorbire anche i reati predatori come scippi, furti, rapine, nelle norme sulla clandestinità, in modo che sia posssibile l'espulsione immediata anche quando la persona clandestina deve rispondere alla giustizia italiana di altri reati".
Moratti ha riferito che sul numero di immigrati presenti nel territorio milanese le stime sono "molto vaghe": si va da da 30 a 40 mila, ma il numero, in particolare di cittadini rom, è molto diminuito per la "politica di rigore" portata avanti dal Comune. Una "politica di rigore" - ha tenuto a precisare il primo cittadino - che è accompagnata da misure di sostegno e solidarietà all'immigrazione regolare.

Quanto al rischio di banlieue ventilato ieri dal ministro dell'Interno Maroni, il sindaco di Milano ha fatto notare che tale scenario non si è presentato nel capoluogo lombardo, dal momento che in via Padova non si è verificata una rivolta contro lo Stato come a Parigi, ma una rissa tra gruppi rivali. Il Comune - ha concluso - sta lavorando con le associazioni per intensificare le azioni di solidarietà e sostenere progetti educativi culturali, perché rigore e sostegno all'integrazione sono "un binomio inscindibile".

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