Il cardinale Bagnasco critica la Moratti sui clandestini

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Non si placa la polemica sulle dichiarazioni del sindaco di Milano, secondo cui gli immigrati irregolari "normalmente delinquono". A prendere le distanze è il presidente della Cei, che è intervenuto anche sul federalismo: "Bene per tutti, se solidale"

Letizia Moratti non è affatto pentita delle dichiarazioni sugli immigrati clandestini, rilasciate il 10 maggio durante un convegno all'Università Cattolica: "I clandestini, che non hanno un lavoro regolare, normalmente delinquono".

E, così dopo la bagarre politica, a invitarla a riflessione interviene il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, anche in considerazione del luogo dove s'è verificato il contestato intervento. A margine del secondo convegno internazionale sul welfare della gente di mare in corso a Roma, il porporato ha così risposto all'asserto della Moratti: "Spero proprio che non sia normalmente, anzi speriamo che non sia mai". Quindi Bagnasco ha spiegato: "Pur nel rispetto delle leggi, che sono necessarie, da tutte le parti è necessario anche intervenire nei modi migliori per poter regolare queste presenze, affinché trovino quello che cercano, cioè un futuro migliore. In tal modo esse potranno mantenere la propria solidarietà e anche il rispetto dell'ordine e della sicurezza".

Il Presidente della Cei è anche intervenuto sul tema federalismo che, "com'è noto, è contemplato anche dalla nostra Costituzione. E' un bene per tutti nel momento in cui è solidale, equo e, quindi, è un bene veramente reale per tutte le parti dell'Italia, nessuna esclusa". "Nessuno deve rimanere indietro - ha aggiunto il porporato - e, se il federalismo si farà, penso che tutti lo desiderino in questa direzione".

E sul problema pedofilia, che negli ultimi mesi ha assunto, oltre a quella sociale, una portata ecclesiale, il cardinale Bagnasco ha dichiarato: "La Chiesa riparte dalla santità, cui tutti siamo chiamati come credenti e noi sacerdoti come ministri di Dio, che abbiamo avuto questa grazia straordinaria di essere ministri del Signore. Una grande grazia, ma anche una grande responsabilità. Dobbiamo, quindi, chiedere al Signore tutti quanti insieme di aiutarci a essere fedeli alla vocazione ricevuta al servizio della Chiesa e dell'umanità".


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