Castellammare: in giunta la presidente di "Silvio ci manchi"

Il sito internet di Emanuela Romano
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Emanuela Romano, candidata non eletta del Pdl alle ultime regionali, ottiene la delega al Lavoro nella Stalingrado del Sud. E l'opposizione protesta: "si ripropone lo schema berlusconiano delle papi girls"

di Serenella Mattera

Dalla presidenza del club “Silvio ci manchi” a un assessorato al Lavoro nella “Stalingrado del Sud”. Passando per Publitalia ’80, le pagine di gossip, due mancate candidature e due insuccessi elettorali. La carriera politica di Emanuela Romano sembra “finalmente” iniziata. Tra i mugugni e le polemiche di chi denuncia il riproporsi dello “schema berlusconiano delle papi girls”, la ventinovenne napoletana militante del Pdl è il nuovo assessore ai Servizi sociali, ceti deboli, diritti dei consumatori e politiche del lavoro di Castellammare di Stabia.

Un esordio importante. In un’area industriale profondamente colpita dalla crisi e per giunta in quello che era un tradizionale feudo della sinistra, Romano è stata infatti premiata con una delega di peso sul lavoro dal sindaco del Pdl, l’ex pm antimafia Luigi Bobbio. “Sono stata chiamata come tecnico – spiega ai microfoni di una televisione locale – perché la mia laurea in psicologia e una serie di master mi consentono di aver sviluppato una serie di competenze sulle problematiche sociali e occupazionali”. Ma anche se il sindaco difende a spada tratta la sua scelta, negando che sia stata imposta, come si mormora, dal premier in persona, i consiglieri stabiesi di opposizione (Pd, Idv e Sel) hanno addirittura convocato una conferenza stampa per dire che “persone come la dottoressa Romano rappresentano uno schiaffo alla città di Castellammare e alle sue donne” e che “questa città non merita di essere così mortificata”.

Quale il problema? Che il nome del neo-assessore è assurto l’anno scorso agli onori della cronaca, o meglio, del gossip politico, tra quelli delle “papi girls”. Immortalata dall’Espresso (lei negò di riconoscersi) tra le “amiche e collaboratrici” che atterravano con Silvio Berlusconi all’aeroporto sardo di Olbia. Co-fondatrice del comitato “Silvio ci manchi” assieme a Francesca Pascale (già da un anno consigliere provinciale a Napoli). Nonché indicata dai giornali tra le “veline” (Veronica Lario parlò di “ciarpame senza pudore”) partecipanti al seminario di formazione del Pdl in vista di una candidatura alle europee. Ebbene, quella candidatura alla fine sfumò. Così come era “mancata per un soffio” (lo racconta lei stessa sul suo sito) l’iscrizione nelle liste elettorali per il Parlamento italiano, nel 2008. E allora per la delusione il padre di Emanuela, “stimato e tenace attivista” del Psi prima e di Forza Italia poi, si cosparse di benzina e minacciò di darsi fuoco per protesta davanti a palazzo Grazioli, la residenza romana di Berlusconi.

Ma archiviata quella vicenda e “al di là del gossip”, Antonio Pannullo, consigliere del Pd a Castellammare, invita adesso a osservare “i dati politici, che vogliono la Romano sconfitta in ogni competizione elettorale cui ha partecipato, prima di trovare un autentico posto al sole” nella giunta di Bobbio. Non solo la giovane pidiellina risulta in effetti essere ultima per preferenze tra i candidati del suo partito alle recenti elezioni regionali, nelle quali ha avuto “finalmente” l’occasione di cimentarsi. Ma a Castellammare pare abbia raccolto soltanto quattro voti. Quattro. Un numero che dà fiato alle proteste dei suoi oppositori e che lascia prevedere un esordio alla politica ancora tutto in salita, nonostante sia baciato, a quanto pare, dalla buona stella berlusconiana.

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