Berlusconi contro la Dandini. E' caso talk-show nel Pdl

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Il premier in Cdm critica Parla con me: “Incredibile come un servizio pubblico possa continuare in queste aggressioni". La conduttrice: "La satira se la prende col potere”. Quagliariello: “Nelle trasmissioni tv parli una voce sola del Pdl”

Durante il Cdm di oggi, riferiscono fonti ministeriali, Silvio Berlusconi avrebbe criticato l'ultima puntata di “Parla con me”, condotta da Serena Dandini e andata in onda su RaiTre. Il Cavaliere avrebbe puntato il dito su una trasmissione televisiva pagata con i soldi pubblici. "Avete visto, è veramente incredibile come un servizio pubblico possa continuare in queste aggressioni", ha osservato il premier.

La replica di Serena Dandini – Non si fa attendere la replica della conduttrice. Serena Dandini difende la satira che per sua natura se la prende col potere e sottolinea che 'Parla con me' scontenta tutti, anche il Pd. "Durante la settimana -dice la Dandini in un comunicato- sono stati numerosi gli elettori del centrosinistra che hanno inviato le loro mail di protesta perchè in trasmissione abbiamo fatto numerose battute contro il gruppo dirigente del Pd. Oggi il presidente del Consiglio durante la riunione dei ministri ha trovato il tempo per prendersela con una trasmissione che si è permessa di intervistare il presidente emerito della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelsky, e di fare un pò di satira politica. Sembra dunque che scontentando tutti, “Parla con me” abbia trovato un suo equilibrio. Il problema è anche che la satira per sua natura tende a prendersela con il potere. Il potere in Italia oggi si identifica con Berlusconi e quindi siamo costretti ad occuparci di lui con una certa continuita'. In passato è toccato a Prodi, D'Alema, Craxi, Veltroni e tanti altri. Tutto qui".

Le reazioni della politica - Anche dall'opposizione giungono i commenti. Al limite dell’incredulo, il senatore del Pd Vincenzo Vita. "Chi ha paura di Serena Dandini? Che trovi il tempo di fronte a quello che accade nel mondo e in Italia di attaccare Serena Dandini durante il consiglio dei ministri, la dice lunga sulla fenomenologia di Silvio Berlusconi". Ancora più netto il consigliere d’amministrazione, Giorgio van Straten. "Bisogna che la politica smetta di dire a questa azienda quali trasmissioni vanno bene e quali no", dice il consigliere di minoranza. "Bisogna lasciare a chi lavora in Rai -aggiunge Van Straten- la libertà di fare il proprio mestiere, ognuno a suo modo: chi fa informazione, chi fa satira, chi fa intrattenimento, ecc.". Ma soprattutto serve che il presidente del Consiglio rispetti la Rai, lui che “ne dovrebbe tutelare l'autonomia per motivi evidenti di conflitto di interessi, tanto più in questi giorni in cui ha assunto l'interim del ministero competente".

“Caso talk-show nel Pdl” - Nel Pdl, intanto, scoppia il caso talk show. Ad accendere la miccia il vicepresidente vicario dei senatori Gaetano Quagliarello, secondo il quale in televisione il partito deve parlare con una voce unica. "I partiti all'interno hanno una loro vita, fatta di posizioni articolate e, a volte, contrastanti – ha detto in un’intervista al “Tempo” - Si discute, si decide e alla fine la voce all'esterno è e deve essere unica. Altrimenti ci sarebbero due partiti". Quagliarello dice di non voler negare quello che avvenuto dopo lo scontro Berlusconi-Fini ovvero la creazione di una dissidenza all’interno del Pdl ma “non possiamo pensare che da adesso in avanti diventi un'abitudine che due persone elette tra le file dello stesso partito vengano invitate nei salotti del piccolo schermo in quanto portatori di due posizioni diverse". In questo modo “viene fuori un'immagine falsata del partito. Chi si deve adeguare non siamo noi politici. Noi possiamo e dobbiamo declinare qualche invito. Ma devono essere gli editori e i conduttori dei talk show televisivi a tornare a rispettare le regole della comunicazione politica: un esponente per un partito". Pronta la replica della minoranza interna dei finiani. "L'amico Quagliarello vorrebbe imporre che nei talk-show il Pdl sia rappresentato da un solo esponente – dice il vicepresidente dei deputati del PdL Carmelo Briguglio - Che vogliamo fare ? Mandare un documento del partito alle redazioni perché si uniformino?".

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