Scajola: "Aiutiamolo a trovare chi gli ha comprato casa"

Claudio Scajola, al termine della conferenza stampa in cui ha annunciato le dimissioni da ministro
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Le dimissioni del ministro dello Sviluppo economico sono state salutate con ironia, rabbia e sarcasmo su Facebook, Twitter e nei blog. Ma qualcuno lo difende

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di Serenella Mattera

"Aiutiamo Claudio a trovare chi gli ha comprato l'appartamento": l'appello nasce su Facebook e subito si trasforma in gruppo con centinaia di aderenti. E ancora: “Scajola dice che forse parte della sua casa è stata pagata da altri: a me non capitano mai questi incidenti!”. “Cercasi benefattore per estinzione mutuo casa. Chiedere di Scajola”. Le parole scelte da Scajola per annunciare le dimissioni da ministro ("Un ministro della Repubblica non può sospettare di abitare in una casa in parte pagata da altri. (....) Se dovessi acclarare che la mia abitazione fosse stata pagata da altri senza saperne io il motivo, il tornaconto e l'interesse, i miei legali eserciterebbero le azioni necessarie per l'annullamento del contratto"") vengono salutate sul web con ironia, rabbia e sarcasmo.

I commenti che accolgono su Twitter la notizia delle dimissioni vibrano di indignazione. E non tanto per lo scambio di favori che sarebbe alla base di una vicenda ancora al vaglio dei magistrati. Quanto per l’oggetto di quel presunto scambio: un appartamento con vista Colosseo, che l’ormai “ex” ministro dichiara di aver pagato 610 mila euro. Perché l'indignazione? Perché in un Paese di aspiranti proprietari di case e detentori di mutui decennali, ben pochi sono disposti a credere alla versione di Scajola.
“Il nostro amico, in altre parole, afferma candidamente di ignorare che per comprare un appartamento nel cuore di Roma servano almeno 8 mila euro a metro quadro o giù di lì. Il ministro dello Sviluppo economico. Siamo sicuri che non faceva una figura migliore dichiarando di aver preso una tangente?”, è la domanda provocatoria che compare sul blog radicale Metilparaben. Ma un sonoro “Non gli credo”, lo ha scritto sulla sua pagina internet anche il vicedirettore del Giornale, Nicola Porro, subito dopo aver intervistato il politico ligure. Se avesse ammesso di aver pagato in nero, sarebbe stata evasione fiscale e quindi sicuramente “non un bel gesto” per un ministro, ma “prenderci per i fondelli – secondo Porro - è peggio”.

In effetti presi per i fondelli dicono di considerarsi tutti coloro che su Facebook hanno scelto di ribattere al ministro con gruppi del tipo: “Agenzia immobiliare Scajola”, dove si vende il Duomo di Milano a “800 mila trattabili. Pagamento preferibilmente in contanti”. O anche coloro che si sono offerti di ricomprare la casa incriminata ai 610 mila euro dichiarati dal politico alla stampa, salvo poi commentare ironici: “Caspita, pur di non vendere al prezzo di mercato, ha rinunciato al ministero”. E l’elenco sarebbe ancora lungo. Basti solo menzionare i numerosi messaggi di chi scrive in queste ore a Scajola da “giovane bamboccione precario”, per chiedere un aiuto a trovare un imprenditore disposto a pagare una parte della casa che proprio non ci si può permettere.

E mentre sulla bacheca della pagina “Scajola dimettiti” (più di 6000 fan) si festeggia, anche il segretario dei Comunisti italiani, Oliviero Diliberto, usa Facebook per auspicare che il politico del Pdl lasci “anche la politica”, visti due precedenti: la gestione del G8 di Genova (Scajola era ministro dell’Interno) e l’aver definito Marco Biagi un “rompicoglioni” (già causa di dimissioni). Alcuni poi, su Twitter, allargano l'orizzonte delle recriminazioni: "Scajola si è dimesso e piove ancora. Quindi o il proverbio non funziona, o c'è ancora qualche ladro nel governo. Propendo per la seconda".

Ma sebbene i “colpevolisti” appaiano in Rete la stragrande maggioranza, non manca chi difenda il titolare dello Sviluppo economico. Tanti esprimono il loro rammarico e la loro “solidarietà” per gli “attacchi beceri” subiti, sulla pagina Facebook dei fan dell'ex ministro: "Gli invidiosi - scrive Alessandra - fermano sempre chi è bravo, ma la giustizia vince su tutto. Sei il migliore". Mentre Giuseppe Custode, che si presenta come presidente del club della Libertà “L’Italia che lavora”, già prima delle dimissioni lasciava questo messaggio: “Siamo tutti con te. Non mollare. I cattocomunisti delle toghe rosse, informati dai finiani, sanno che sei il numero due del Pdl. Un’azione mirata a sfaldarci dal nostro interno”.
Una difesa che prende la forma di una teoria complottista. Non l'unica che circola in Rete in queste ore. La più articolata lega l’emergere di un “caso Scajola” ai fastidi che il ministro, promuovendo il ritorno al nucleare, avrebbe dato alla "lobby del petrolio". Una prova? Non esiste. Ma basta, secondo alcuni, “una legittima ipotesi”.

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