Decreto incentivi, il governo pone la fiducia

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Il voto mercoledì alle 17,15 nell’aula della Camera. E’ la 32esima fiducia chiesta in due anni dall’esecutivo. L’ultima risale al 10 marzo scorso, sui due articoli del ddl che ha introdotto il legittimo impedimento

Come da attese il governo ha posto la questione di fiducia alla Camera sul decreto legge incentivi. Lo ha annunciato in aula il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito. La fiducia sarà votata mercoledì alle 17,15 nell'aula della Camera. Le dichiarazioni di voto sulla fiducia avranno inizio alle 16 e saranno trasmesse in diretta televisiva. Dopo il voto di fiducia, saranno esaminati gli ordini del giorno. E' presumibile che al voto finale si giunga giovedì.

Il maxi-emendamento al decreto incentivi su cui il governo ha chiesto la fiducia in Aula alla Camera conferma il testo uscito dalle commissioni Finanze e Attività Produttive salvo recepire alcune indicazioni di copertura contenute nel parere della commissione Bilancio. Resta fuori però una questione contenuta in diversi emendamenti dei gruppi e rimandata dal governo all'Aula, quella delle polizze dormienti .

Con la fiducia posta sul decreto incentivi alla Camera, il governo Berlusconi (il quarto) arriva a 32 fiducie nei suoi due anni di vita, e stacca di quattro 'punti' il Berlusconi II che in 4 anni (precisamente 3 anni e 10 mesi) vi aveva fatto ricorso per 29 volte. L'ultima fiducia di questa legislatura risale al 10 marzo scorso quando l'esecutivo l'aveva posta al Senato sui due articoli del ddl che ha introdotto il legittimo impedimento (una doppia fiducia quindi). Precedentemente, l'esecutivo aveva fatto ricorso alla fiducia il 4 marzo sul decreto Enti locali, alla Camera.

L'opposizione critica la decisione del governo di ricorrere al voto di fiducia. Un modo, secondo il capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini, per evitare che i dissensi interni alla maggioranza creino problemi al governo.
"Il governo, nonostante l'impegno a finire domani sera, ha preferito finire in ritardo -spiega l'esponente democratico- perché la fiducia non serve né ad abbreviare i tempi né a garantire la conversione del decreto che scade il 25 maggio. Il voto di fiducia serve a tenere insieme una maggioranza sbrindellata".
E continua: "Al dissenso dei deputati finiani si è aggiunto il dissenso dei deputati vicini al ministro Scajola, convinti che non sia stato difeso abbastanza. Siccome due dissensi possono diventare pericolosi, meglio il voto palese. Fuori dal voto di fiducia tutto diventa più rischioso".

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