Bagnasco: far riemergere l'orgoglio di essere italiani

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Il presidente della Cei risponde indirettamente a Calderoli e rilancia le celebrazioni per l'Unità d'Italia. L'appuntamento deve diventare un'occasione per "alimentare la cultura dello stare insieme"

E' necessario far "riemergere il senso positivo di un essere italiani: servono visioni grandi, non per fare della retorica, ma per nutrire gli spiriti e seminare nuovo, ragionevole, ottimismo". E' quanto sottolineato dal presidente della Cei, Card. Angelo Bagnasco, nel suo intervento al Convegno per i 150 anni dell'Unità d'Italia, promosso dal Comitato per le Settimane Sociali della Cei a Genova. "Il modo di ricordare questo prossimo anniversario deve alimentare la cultura dello stare insieme. In questo le nostre comunità cristiane sono chiamate a fare la loro parte. L'Italia - ha aggiunto - deve riscoprire, ancora una volta, che può contare come sempre sulla Chiesa, sulla sua missione, sul suo spirito di sacrificio e la sua volontà di dono".

"Per queste ed altre convergenti ragioni - auspica Bagnasco - la ormai prossima ricorrenza dei 150 anni dall'Unità dell'Italia dovrebbe trasformarsi in una felice occasione per un nuovo innamoramento del nostro essere italiani, dentro l'Europa unita e in un mondo più equilibratamente globale". "A questo scopo - sottolinea il presidente della Cei - la diocesi di Genova ed il Comitato delle Settimane Sociali hanno voluto dare un primo positivo contributo".

Secondo Bagnasco, se "sapremo cogliere in modo adeguato questo appuntamento, che cade proprio in un momento in cui anche il nostro Paese è alle prese con dure prove, renderemo un grande dono a tutti quegli uomini e quelle donne, quelle famiglie e quelle associazioni, quelle istituzioni, che con generosità si stanno spendendo per la ripresa. Sapremo donare loro una maggiore coscienza del fondamento e del valore del loro sforzo e della loro generosità ordinaria e non di rado straordinaria. Glielo dobbiamo, e - conclude il cardinale - innanzitutto lo debbono i Pastori, e per altre ragioni lo debbono gli studiosi, tanto a coloro che quotidianamente si impegnano per il bene comune alla luce e con la forza della fede cristiana, quanto a coloro che spalla a spalla con questi portano il peso e l'onore della stessa responsabilità in virtù di ragioni diverse cui va tutto il nostro rispetto".

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