Intercettazioni, giornalisti: pronti a ricorso a Corte Ue

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Manifestazione di protesta al Senato, dove in commissione Giustizia riprende l’iter del disegno di legge. Siddi (Fnsi) ricevuto da Schifani: “Stralciare le norme sull’informazione o non ci accontentiamo”. Cronisti pronti allo sciopero

Con un sit in a piazza Navona, di fronte alla sede del Senato di Palazzo Madama, la Federazione nazionale della stampa ha manifestato oggi (28 aprile) contro il ddl sulle intercettazioni all’esame della commissione Giustizia del Senato. In piazza centinaia di persone, dai volti più o meno noti del giornalismo ai lavoratori, con le bandiere della Cgil accanto ai cartelli del popolo viola e ai banchi per il referendum sull’acqua pubblica.

Una delegazione del sindacato dei giornalisti e della Federazione degli Editori (Fieg) è stata ricevuta dal presidente del Senato, Renato Schifani. “Mi sembra - ha riferito Franco Siddi, segretario Fnsi - che il presidente abbia compreso il senso della nostra iniziativa, finalizzata a garantire le notizie, non a difendere il giornalismo che offende le persone”. La Fnsi ha sostenuto l’opportunità di uno stralcio delle norme sull’informazione da un provvedimento che riguarda le procedure per le inchieste giudiziarie. La parte giudicata più inaccettabile è quella che prevede che non si possano dare notizie per anni sulle inchieste giudiziarie. Il presidente del Senato, secondo Siddi, avrebbe comunque rassicurato la delegazione sulla sua intenzione di garantire un ampio dibattito, escludendo per il momento un'accelerazione dei lavori. Il ddl, quindi, non dovrebbe arrivare in aula nemmeno la prossima settimana.

“Non ci accontentiamo del ritiro dell’emendamento D’Addario, di cui si sta parlando nelle ultime ore, ma vogliamo andare avanti con la nostra battaglia fino in fondo e adotteremo tutti i modi possibili, dallo sciopero fino alla Corte Europea”. Così il presidente della Federazione della stampa, Roberto Natale. ‘‘Se è necessario - ha proseguito - ci saranno scioperi e disobbedienza civile e professionale massima, con totale copertura da parte del sindacato e, credo, dell’Ordine dei giornalisti. Ricorreremo anche alla Corte Europea di Strasburgo perché il diritto di cronaca non può essere calpestato, l’Europa l’ha già detto, men che meno per ragioni atte a impedire che vicende di interesse pubblico vengano raccontate”.

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