Fini: "Non sono alla Camera per regalo del premier"

Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi
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La terza carica dello Stato ha poi aggiunto: "Non ho intenzione di litigare men che meno di divorziare" da Silvio Berlusconi a condizione che "rispetti le mie opinioni". Governo battutto alla Camera sul disegno di legge sul lavoro

"Fin quando sarò presidente della Camera, e non ho nessuna intenzione di dimettermi, ho il dovere di difendere le prerogative del Parlamento", soprattutto quando c'è un ricorso "eccessivo alla decretazione d'urgenza" e ancor di più quando ciò "si sposa con il voto di fiducia".
Così il presidente della Camera, Gianfranco Fini, durante la registrazione di "Porta a porta". Nelle stesse ore, il governo è stato battuto alla Camera su un emendamento al ddl sul lavoro".

"Non sono presidente della Camera - ha aggiunto la terza carica dello Stato durante la registrazione televisiva - per concorso vinto né per un cadeau del presidente del Consiglio. Rivendico la possibilità di affermare i valori di una destra che non ha la bava alla bocca". "Fin quando sarà presidente della Camera", ha continuato Fini, "difenderò il Parlamento e dirò le mie opinioni".
"Un'altra questione sulla quale mi fa piacere che il presidente del Consiglio abbia mutato opinione" ha detto la terza carica dello Stato, intervistata da Bruno Vespa, "sono le riforme".

Quella della giustizia - ha aggiunto l'ex presidente di An "è indispensabile, ma questo non può significare denigrazione della magistratura, che è un baluardo della legalità". "Non si può dare l'idea - ha proseguito Fini - di allargare sacche di impunità. Per la destra questo significa rispetto delle regole, significa che chi sbaglia paga".
E sulla battuta, pronunciata da Silvio Berlusconi a Lesmo, dice: "Non ho intenzione di litigare men che meno di divorziare" a condizione che "rispetti le mie opinioni. Io sbaglio in tantissime circostanze, a volte sbaglia anche il presidente Berlusconi".

In riferimento all'attacco di Vittorio Feltri sul Giornale di oggi, il presidente della Camera ha spiegato: "C'è un giornalismo che sguazza nel fango, per non citare quella materia organica che rese famoso Cambronne e che va oltre il livello della decenza". E ancora: "la libertà di stampa è un valore assoluto ma non ha nulla a che vedere con questo".
"Oggi ho ricevuto anche la solidarietà del fratello dell'editore del giornale. Si dà il
caso però che non sia stato un incidente. O non legge i giornali o non si sa perché soltanto oggi la solidarietà...".


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