Pdl, Bocchino si dimette e si candida a capogruppo

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Il deputato finiano lascia la carica di vicepresidente e si propone a ricoprire il ruolo di Fabrizio Cicchitto. Immediata la replica dell'ufficio stampa del partito: il destino del vicario non coinvolge la presidenza. Menia: io al posto di Bocchino

Prosegue il dibattito interno al Pdl all'indomani dell'incontro alla Camera della componente del partito che fa capo a Gianfranco Fini.
Ma oggi, dopo le dimissioni rassegnate dal finiano Italo Bocchino, la polemica si sposta sui vertici del gruppo a Montecitorio,
Il destino del vice-capogruppo e quelle del capogruppo sono legati: simul stabunt, simul cadent - scrive il vicepresidente vicario Bocchino al capogruppo Cicchitto - Dunque le dimissioni dell'uno dovrebbero comportare anche le dimissioni dell'altro. Bocchino, dunque, chiede un'assemblea del gruppo "per dare la possibilità alla minoranza di contare le proprie forze" e si candida a guidarlo.

Immediata la precisazione dell'ufficio stampa del gruppo parlamentare Pdl che in una nota precisa: "Nella lettera dell'on. Italo Bocchino, di cui è stata data pubblicità, è contenuta una imprecisione perché l'art.8 del regolamento del Gruppo non lega affatto il destino del Presidente e del Vicepresidente Vicario, a meno che ovviamente non sia il primo a dare le dimissioni dalla sua carica". Questa la presa di posizione circa le dimissioni del deputato finiano dalla carica di vicepresidente vicario. "La situazione è totalmente diversa - spiega la nota - perché, invece, ci si trova davanti alle dimissioni del vicepresidente vicario on. Italo Bocchino che, come è stato già rilevato, andranno esaminate con la dovuta attenzione anche a livello del gruppo dirigente del partito.

Appresa la notizia della lettera di dimissioni, un altro esponente politico ha avanzato nuove richieste.
"Se per davvero l'onorevole  Bocchino, vicecapogruppo dimissionario del Pdl alla Camera, intende  candidarsi a presidente dello stesso gruppo 'per consentire alla minoranza di esercitare il suo ruolo', allora lo farò anch'io - afferma Roberto Menia, sottosegretario all'Ambiente - . Non so quale consenso egli pensi di avere, ma non ha certo il mio né quello di molti che con lealtà seguono Fini e con altrettanta lealtà sostengono il governo Berlusconi e non si prestano al gioco delle tre carte".

Ecco il testo della lettera inviata da Bocchino a Cicchitto, che porta la data di lunedì 26 aprile.


"Caro Fabrizio, dopo quanto accaduto in direzione nazionale credo sia opportuno favorire un chiarimento all'interno del gruppo parlamentare anche al fine di accogliere la richiesta di mie dimissioni reiteratamente avanzata dal presidente Berlusconi attraverso te e a mezzo stampa".
"Ti comunico pertanto - si legge nella lettera - che è mia intenzione avviare il percorso che porterà alla formalizzazione di queste dimissioni nell'assemblea del gruppo, che dovremo convocare per eleggere i nuovi vertici. Il regolamento, infatti lega il destino del presidente al vicario (simul stabunt simul cadent) ed è inevitabile il ricorso all'assemblea, cosa assai utile anche per favorire l'espressione democratica dei colleghi deputati e per dare la possibilità alla minoranza di contare le proprie forze".

"Prima di convocare congiuntamente l'assemblea del gruppo - aggiunge Bocchino - ti prego di favorire un mio incontro con il presidente Berlusconi anche alla presenza del coordinatore Verdini affinché si possa dare vita ad un chiarimento politico che faciliti il difficile percorso che il gruppo dovrà fare". "Visto il rapporto che ci lega - conclude - ho il dovere di comunicarti che all'assemblea del gruppo presenterò la mia candidatura a presidente contrapposta alla tua o a quella di altri. Ciò non per distanza politica o personale da te, ma per consentire alla minoranza di esercitare il suo ruolo, di verificare le sue forze e conseguentemente di rivendicare gli spazi corrispondenti al suo peso".

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