Pdl, Berlusconi-Fini: è scontro frontale

Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini
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"Al Nord siamo la fotocopia della Lega" dice l’ex di An. "Se vuoi fare politica, lascia la presidenza della Camera" replica il il premier. E Fini: "Non ho nessuna intenzione di farlo". Approvato documento di sostegno a Berlusconi. GUARDA I VIDEO E LE FOTO

L'INTERVENTO DI SILVIO BERLUSCONI

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Si è conclusa la direzione del Pdl. Al termine dei lavori, è stato approvato a maggioranza un documento finale, che ha approvato "le conclusioni politiche del presidente Berlusconi", confermandogli "il proprio pieno sostegno e la propria gratitudine". Ci sono stati undici no e un astenuto, Beppe Pisanu. Gli aventi diritto al voto alla direzione sono 172. La componente del partito vicina a Gianfranco Fini non ha presentato un documento.
Alla fine della direzione, il presidente della Camera ha detto ai giornalisti presenti di non avere alcuna intenzione di abbandonare la presidenza della Camera, come pure aveva auspicato Berlusconi ("un presidente della Camera non deve fare dichiarazioni politiche. Se le vuoi fare devi lasciare la carica, ti accoglieremo a braccia aperte nel partito").

Ma ormai il rapporto sembra irrimediabilmente incrinato, se Silvio Berlusconi, parlando con alcuni parlamentari e fedelissimi, secondo quanto riferito da alcuni di loro, commenta così lo scontro con il presidente della Camera: “Avrei preferito che dicesse “me ne vado”. Invece non ci pensa proprio: vuole restare e logorarmi. Ma non ho nessuna intenzione di lasciarglielo fare e ora, con il documento approvato dalla Direzione Nazionale, abbiamo lo strumento per sbattere fuori dal partito chi non si allinea alle decisioni".

L'approvazione della relazione finale arriva dopo l'aspro scontro fra il premier e il presidente della Camera, andato in scena stamattina alla direzione nazionale del Pdl.
E' stato Berlusconi ad aprire i lavori, togliendosi subito qualche sassolino dalle scarpe: inizia con il rivendicare il successo elettorale, poi nega che il partito sia al traino della Lega, infine sottolinea come la Direzione Nazionale fosse già stata convocata ben prima delle richieste del cofondatore, si attribuisce un "consenso bulgaro" e sostiene che nel Pdl c'è gia' ampia democrazia. Ma il Cavaliere fa anche qualche apertura al presidente di Montecitorio: come quando propone la convocazione di un "congresso del Pdl entro l'anno" e - per la prima volta - promette di fare le riforme istituzionali "solo con il consenso di tutti", opposizione compresa.

L'unico applauso di Fini arriva qui, ma è solo un'eccezione. Quando il presidente della Camera ale sul podio, dunque, il clima e' gia' caldo. E l'ex leader di An non fa sconti. Prima però sgombra il campo dagli "equivoci": dice di non aver mai messo in discussione la leadership di Berlusconi, di non voler "tradire" il premier, né tanto meno di "remare contro" il governo o fare una "corrente finalizzata a ottenere quote di potere". Però, aggiunge, è "puerile nascondere la polvere sotto il tappeto".
Segue un lungo elenco di richieste: da quella di smetterla di essere una "fotocopia" della Lega, a quella di creare più luoghi di discussione; dalla rimodulazione del programma in virtù della crisi, alla convocazione di una "commissione" sul federalismo. Il tutto e' condito da diversi battibecchi con Berlusconi, che piu' di una volta afferra il microfono per interrompere l'ex leader di An.
Ma è nulla rispetto a quello che succede poco dopo. Al termine del discorso di Fini la parola dovrebbe andare a Claudio Scajola. Ma Berlusconi, dopo una breve stretta di mano al presidente della Camera, prende possesso del podio. "Mi sembrava di sognare", premette il Cavaliere facendo capire che la replica sarà fuori dagli schemi. Queste richieste, aggiunge rivolgendosi direttamente al cofondatore, "non mi sono mai arrivate".

Quanto alla Lega, il Pdl non è la fotocopia del Carroccio, ma semmai è quest'ultimo ad aver ripreso le posizioni di An sull'immigrazione. Poi l'attacco frontale: prima accusa i 'finiani' (Bocchino, Urso e Raisi) di aver esposto al "pubblico ludibrio" il partito; dopo di che rinfaccia a Fini di averlo minacciato con la formazione di gruppi autonomi e di avergli detto di essersi pentito di aver fondato il Pdl.
Fini si alza in piedi e, senza microfono, gli urla qualcosa sulla Sicilia. Ma il premier lo rimbrotta, ricordandogli che sulle decisioni nell'isola hanno contribuito anche i suoi uomini. Certo, Berlusconi gli concede qualcosa: dice di non avere alcun ruolo negli attacchi del Giornale e gli annuncia di volerlo vendere presto anche se ironicamente gli chiede se, nel caso, fosse interessato a comprarne una quota. Inoltre, si dice pronto a convocare una commissione sul federalismo fiscale.

Ma il finale è al vetriolo: "Le tue richieste non sono di grande importanza", minimizza. E comunque "un presidente della Camera non deve fare dichiarazioni politiche.  Se le vuoi fare devi lasciare la carica, ti accoglieremo a braccia aperte" nel partito. A quel punto, Fini sembra voler andarsene, ma poi si ferma e gli replica: "Perché sennò che fai, mi cacci?". Berlusconi lascia il podio e va a raccogliere le strette di mano di alcuni sul palco. Fini si allontana. Solo la sospensione dei lavori per la pausa pranzo impedisce che lo scontro prosegua.

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