Intercettazioni, arresto per chi pubblica

1' di lettura

Il governo presenta le modifiche al disegno di legge. Cambiano i requisiti per chiedere l’ascolto: non più “evidenti indizi di colpevolezza”, basteranno “gravi indizi di reato”. Pd: “Passo avanti ma non basta”. Il 28 aprile la protesta dei giornalisti

Il governo ha presentato due proposte di modifica al testo del ddl sulle intercettazioni. La prima e la più importante modifica i requisiti per richiedere l’ascolto elettronico: nel testo originale, infatti, per chiedere autorizzazione alle intercettazioni ambientali e telefoniche dovevano sussistere “evidenti indizi di colpevolezza”. Secondo la modifica presentata, questa formula diventa “gravi indizi di reato”. La legge sulle intercettazioni non potrà essere applicata ai processi in corso per i quali è già stata chiesta l’autorizzazione a farle.Il secondo emendamento prevede un procedimento penale per chi pubblica intercettazioni di cui sia vietata per legge la pubblicazione. Previsti fino a due mesi di carcere.

Sulle intercettazioni il Partito democratico intravede passi avanti da parte della maggioranza, ma non sufficienti a determinare un accordo con l’opposizione. Lo dice Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd dopo la presentazione di emendamenti del Governo e della maggioranza al ddl attualmente all’esame dalla commissione Giustizia del Senato. “Noi però poniamo più questioni su quel ddl: non funziona la disciplina sulle intercettazioni ambientali, quella sulla durata delle intercettazioni telefoniche e la parte delle sanzioni in seguito a pubblicazione”.

La federazione nazionale della stampa ha deciso che il 28 aprile i giornalisti italiani scenderanno in piazza per protestare contro quella che giudicano “una legge bavaglio”. Alla manifestazione seguiranno altre iniziative di protesta.

Guarda anche:
Intercettazioni, il governo pone la fiducia
Berlusconi: intercettazioni strumento eccezionale

Leggi tutto