Berlusconi: se Fini va via, se ne assuma la responsabilità

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Il premier all'ufficio di presidenza del Pdl respinge le accuse del presidente della Camera: "Il nostro non è un governo a guida leghista né comanda Giulio Tremonti. Ho tentato di convincere Fini, ma lui vuole fare i gruppi". Martedì vertice dei finiani

Silvio Berlusconi all'ufficio di presidenza del Pdl respinge in toto le accuse di Fini e dice: "Il nostro non è un governo a guida leghista né comanda Giulio Tremonti. Ho tentato di convincere Fini, ma lui vuole fare i gruppi".
In precedenza, a margine del Consiglio dei ministri, il premier aveva detto con riferimento alle questioni poste dal presidente della Camera: "Questi sono piccoli problemi interni a una forza politica". In colloqui con i suoi più stretti collaboratori Berlusconi aveva sottolineato: "I problemi che evoca Fini non esistono. E Fini che non vuole contarsi negli organi democratici così come succede in ogni partito. La minoranza dovrebbe accettare ciò che viene deciso. Se poi vuole fare l'anti Berlusconi, allora buona fortuna...".
"Certamente - ha sottolineato Berlusconi con i suoi - farò in modo che non ci sia la paralisi nel Parlamento, io non mi faccio logorare da nessuno".

In via dell'Umiltà, la possibilità di andare alle elezioni anticipate non viene scartata affatto. Del resto a volerle è anche Umberto Bossi che oggi ha evocato la strada delle urne: se le cose non si aggiustano, si vada al voto (Ascolta le dichiarazioni del Senatùr).
Ma nella maggioranza si teme che non si possa arrivare allo scioglimento delle Camere e che nell'eventualità di una caduta anche volontaria del Governo, dietro l'angolo ci possano essere esperimenti di Governo istituzionale. Il presidente del Consiglio ha già fatto sapere di non essere disponibile a pastrocchi. Poi c'è la questione della titolarità del marchio Pdl saldamente in mano agli uomini del Cavaliere (compresi i rimborsi elettorali). Tutto dipenderà dalle prossime ore visto che, forte del consenso ottenuto alle ultime regionali, lo stesso presidente del Consiglio potrebbe cercare una prova di forza in Parlamento.

Intanto, per martedì a Montecitorio è prevista riunione dei deputati 'finiani' con lo stesso Gianfranco Fini. Lo riferiscono fonti della maggioranza, ribadendo che l'intenzione era già stata avanzata giovedì nelle ore caldissime seguite al faccia a faccia tra Silvio Berlusconi e il presidente della Camera: alcuni dei deputati che avevano partecipato al vertice nell'ufficio di Fini avevano annunciato un'iniziativa diretta della terza carica dello Stato, anche se un termine per un vero e proprio incontro collegiale non era stato fissato.

Al di là di come vada a finire, il "dado è tratto" e ciò che mostra l'ultimo scontro tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi è una differenza "culturale" e "una differenza tra due modi di pensare la politica. Di agire in politica. Una differenza tra chi, almeno così sembra, considera il potere una cosa privata, fine a se stessa, senza ideali, senza contenuti, senza obiettivi, e chi lo considera al servizio dei cittadini, al servizio del paese". E' quanto scrive Filippo Rossi, direttore del webmagazine di Farefuturo, sul sito della rivista in un articolo dal titolo "Quella 'differenza' non solo politica".


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