Zaia: 100 giorni per avviare le riforme e il federalismo

1' di lettura

Il nuovo governatore del Veneto, che stamattina si è insediato ufficialmente: “Scriviamo una pagina di storia”. E sul patto di stabilità: “Bisogna ripristinare l’ordine, chi ha governato bene deve avere possibilità di spesa”

Una nuova stagione all'insegna delle riforme, ma anche una mano tesa al predecessore Giancarlo Galan. Questo il programma del nuovo presidente della Regione Veneto Luca Zaia che stamattina si è insediato ufficialmente. "Stiamo organizzando per i prossimi giorni una cerimonia per il passaggio ufficiale delle consegne". Il nuovo governatore detta tempi stretti, come è successo per la formazione della giunta, sancita in tempi record: "Ci diamo 100 giorni per avviare la stagione delle riforme e del federalismo. Scriviamo una nuova pagina di storia".

Zaia ha accolto una vera folla di giornalisti confessando la sua emozione "ancor più che al primo giorno di scuola" e ha battuto sul concetto di lavoro di squadra: "Una squadra che deve dare risposte a oltre 4 milioni e 800 mila veneti. E ancora: "Sento la responsabilità - ha aggiunto - mi rendo conto delle molte aspettative, procederemo su due binari principali: quello del federalismo fiscale e quello dell'articolo 116 per il quale cercheremo di avere nuove competenze regionali come università e catasto, ad esempio. Il paese sta cambiando grazie al governo che avvia la stagione delle riforme".

Quanto alle prime polemiche sulla nomina dell'assessore alla Sanità Luca Coletto, leghista, Zaia ha replicato duramente alle proteste dell'ordine dei medici che hanno stigmatizzato l'arrivo di un geometra a capo della sanità veneta: "Coletto è una degnissima persona. Garantisco io per lui le nomine le ho fatte io, chi attacca lui, attacca me e si guardi bene dal farlo".

Una parola sul patto di stabilità e sulla proposta di rivederlo in chiave regionale: "I comuni veneti hanno ragione a sollevare questo tema. Noi siamo della partita, questo è un tema che abbiamo sollevato in più occasioni anche a livello nazionale. Il patto di stabilità è saldato strettamente alla salute dei conti pubblici, non è stato inventato per fare angherie a qualche comune. Il problema è che i comuni virtuosi lo pagano doppiamente, quelli che hanno disavanzi di bilancio diventano una bengodi. Bisogna ripristinare l'ordine: chi ha governato bene deve avere possibilità di spesa, a chi ha governato male va chiusa la porta e buttata via la chiave. Sulle regionalizzazioni siamo aperti a qualsiasi discussione, fatto salvo che al momento attuale dovremo sicuramente concertare questo passaggio con il governo centrale, semplicemente perché i conti devono stare in piedi".

Guarda anche:
Luca Zaia, come salvare il made in Italy, anche a tavola
Comuni lombardi in piazza contro il patto di stabilità

Leggi tutto