Riforme, Fini lancia il "modello italiano"

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Il presidente della Camera: la condivisione è auspicabile, ma non indispensabile. Il presidente del Senato Schifani chiede larghe maggioranze. Il ministro Maroni: necessario un confronto con il Pd

Il tema delle riforme ancora in primo piano nell'agenda politica in avvio di settimana: il confronto tra gli schieramenti resta aspro, mentre sullo sfondo resta l'attrito tra palazzo Chigi e il Quirinale dopo le parole pronunciate sabato scorso a Parma da Silvio Berlusconi.

Sul tema delle riforme interviene il presidente della Camera Gianfranco Fini, che apre alla possibilità di discutere di un "modello italiano" per la riforma istituzionale e lancia l'ipotesi di una 'terza via'. "Non so se il modello francese sia il migliore: potremmo anche dar vita ad un sistema tutto italiano", ha spiegato nel corso di una visita ad un liceo romano. In sostanza, come spiegano dal suo staff, la terza carica dello Stato, pur continuando a preferire il modello d'Oltralpe nella sua intergrità (doppio turno compreso), si dice disponibile al confronto su una 'ricetta ad hoc' per l'Italia. Ipotesi avanzata anche dal Cavaliere, che propone un mix di un sistema francese in salsa italiana: semipresidenzialismo e turno unico.

Il presidente della Camera ribadisce che modifiche costituzionali sono possibili anche senza l'opposizione, ma precisa che un'intesa è meglio per evitare la spada di Damocle del referendum. Posizione, quest'ultima, condivisa dal presidente del Senato, Renato Schifani, che sottolinea come "le larghe maggioranze siano sempre quelle più auspicabili, perché evitano il referendum".

Il ministro Maroni definisce invece indispensabile il confronto col Pd. "Io preferisco il metodo del  confronto e rimango convinto che sia assolutamente indispensabile dialogare con il Pd per evitare che succeda come l'altra volta quando sono state approvate le riforme e poi sono state bocciate dal  referendum.
Il ministro dell'Interno ha poi auspicato che "si arrivi ad un'approvazione delle riforme sul modello dell'agenzia nazionale sui  beni della mafia che è stata votata all'unanimità sia dalla Camera  che dal Senato senza neppure un astenuto. Questo è il nostro  obbiettivo per le riforme. Proprio per questo è indispensabile dialogare con il Pd".




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