Regionali, dopo il voto le riforme

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Incassata la vittoria Silvio Berlusconi rilancia su fisco e giustizia. E la Lega punta al federalismo fiscale in cambio del presidenzialismo

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Al lavoro con Tremonti sulla riforma fiscale senza perdere di vista l'obiettivo di fine legislatura: arrivare a due aliquote e ridurre le tasse. E al lavoro con Alfano sulla riforma della giustizia perché "questo é stato un voto anche contro i giudici, dagli italiani è arrivata una vera e propria sentenza". Silvio Berlusconi ha giaà archiviato il voto delle Regionali. Con qualche rammarico se é vero che sarebbe orientato a non opporsi alle dimissioni di Raffaele  Fitto, 'colpevole' di essersi opposto alla sua linea. E con l'ammirazione per la 'struttura' che è riuscita a dotarsi la Lega. Compattezza, obiettivi ben mirati, una guida sicura: il premier al telefono con il leader del Carroccio, spiega un ufficiale di collegamento tra il Pdl e la Lega, si e' congratulato per l'organizzazione del partito di via Bellerio sul territorio, da preferire - ha sottolineato - in questo momento allo stesso Pdl.

Poi lo sguardo al futuro: dobbiamo pensare solo al programma, ha spiegato ad un interlocutore che ha fatto visita a palazzo Grazioli. Nessuna acredine nei confronti di Gianfranco Fini che invita il Pdl a non farsi dettare i tempi dalla Lega. Ma due traguardi all'orizzonte: giustizia e fisco. Il Cavaliere chiederà in tal senso alla "parte responsabile" della sinistra di accogliere l'invito di Napolitano sulle riforme condivise, altrimenti la maggioranza andrà avanti da sola. Anche sul presidenzialismo. Ma intanto si parte subito con l'ordinamento giudiziario. Difficilmente il pacchetto approderà sul tavolo del Consiglio dei ministri giovedì mattina anche se il presidente del Consiglio ha chiesto al suo Guardasigilli di spingere sul piede dell'acceleratore. "Voglio che questo governo sia ricordato per le riforme", è il leit motiv del premier. Il Cavaliere ha invitato i suoi governatori a lavorare in sintonia con il governo.

E il neogovernatore della Campania, Stefano Caldoro, lo ha preso in parola. Tanto che proprio lui, uomo del Meridione, è intenzionato a 'sponsorizzare' il federalismo del Carroccio. L'antesignano del federalismo, ha osservato Caldoro ad alcuni esponenti della maggioranza, è stato proprio Craxi e io quando ero ministro mi sono trovato spesso d'accordo con Bossi. Al di là dell'insolita intesa sud-nord, il 'Senatur' è pronto a far pesare il peso dei suoi voti anche nel governo. Il ministero dell'Agricoltura dovrebbe perciò restare al Carroccio che in un eventuale rimpasto potrebbe chiedere anche più sottosegretari. E se Fitto lasciasse il ministero degli Affari regionali potrebbe essere proprio il leader del Carroccio a chiedere quella poltrona. In quel caso tuttavia si scontrerebbe con Gianfranco Fini. Il presidente della Camera è stato chiaro: "Non e' Bossi che comanda, il Pdl ha il 40% e deve dettare l'agenda".

Intanto il Roberto Maroni rilancia il tema caro alla Lega: "il federalismo fiscale per dare più poteri a comuni, province e regioni. Meno al Governo centrale. Il voto ci premia, via alle riforme, ora, fuori dall'assillo elettorale". Dopo il successo della Lega alle ultime elezioni regionali, Maroni indica la strada per i prossimi  tre anni in un'intervista a Il Sole 24 ore: se arriva in porto la riforma federalista, la Lega è disposta a discutere anche di presidenzialismo. "E' l'altra faccia della medaglia delle riforme - ha spiegato - va bene qualunque cosa se passa la riforma federale. Si tratti delle elezione diretta del Premier o del Presidente della Repubblica. La priorità per noi, è la revisione della forma dello Stato. Più poteri agli organi di governo del territorio, meno a quello centrale". Il percorso da seguire per le riforme, secondo Maroni, è il 'Modello Viminale' che "ha ottenuto al Senato l'ok all'unanimità, maggioranza e opposizione".



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