Grillo: ora ci siamo anche noi, contro stupidi e corrotti

Beppe Grillo durante "la prova del canotto" a Bologna
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Forte dei 400 mila voti alle regionali, il comico genovese rilancia: i partiti sono finiti. Sono pieni di "signori anziani patetici". E spiega: essere populista è bello se superi la prova del canotto...

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di Serenella Mattera

«Sono finiti».
E’ l’avvertimento che Beppe Grillo, in una conversazione con Sky.it, lancia ai partiti italiani, all’indomani di un successo elettorale da nessuno pronosticato: 400 mila i voti raccolti dal Movimento a 5 stelle in cinque Regioni (quattro i consiglieri eletti).
Un risultato che permette al comico genovese di puntare dritto alle prossime politiche. Mentre rispedisce al mittente l’invito di Di Pietro a partecipare al suo progetto di buon governo: «glielo abbiamo fatto noi». Definisce gli esponenti del Pd «stupidi e corrotti». E spende parole di apprezzamento per la Lega Nord.
Sul suo blog c’è un video che si conclude con le parole: ora esistiamo anche noi…

Sì, perché abbiamo fatto una campagna politica senza esistere. Tanta gente non è andata a votare anche perché non ha saputo che esistevamo.

Chi vi ha snobbato?

Un po’ tutti, le televisioni, i giornali... Perché noi siamo quelli dell’antipolitica, quelli che gridano nelle piazze. E invece no. Noi siamo l’unico movimento che ha un programma, mentre nessuno parla di programmi. Parliamo di energia, di come fare una casa, di come muoversi fra vent’anni. Parliamo di wi-fi libero e gratuito, parliamo di rifiuti zero. Parliamo di cose serie. Questo vuol dire avere idee: ci scrivono dei premi Nobel e poi i loro progetti vengono sviluppati da elettricisti e ingegneri, architetti, chimici, idraulici.

Eppure gli altri partiti definiscono il vostro un voto di protesta.


Assolutamente no, no, no. “Protesta” non è l’espressione giusta. La nostra è una rivoluzione che parte dalla Rete. Ma loro non capiscono. Sono i rappresentanti di persone che non li vogliono più.

Si aspettava il risultato del Movimento a cinque stelle?

A dire il vero, mi aspettavo leggermente di più. Ad esempio in Veneto (2,6% dei voti, ndr) abbiamo avuto anche delle ostilità da parte di ex amici, ex grillini. Sa, l’animo umano… Comunque lì i meet up hanno lavorato benissimo, come anche in Campania (1,3%, ndr). Solo che nel Sud la Rete non è sviluppata e il voto viene dato ancora per la scaloppina, per qualcosa in cambio. Ma le potenzialità ci sarebbero e ci saranno.

Un vero successo invece in Emilia Romagna (6% alla lista, ndr).

Lì eravamo molto più sviluppati. Abbiamo consiglieri comunali a Reggio, Cesena, Modena, Bologna.

In Piemonte Mercedes Bresso vi addita come la causa della sua sconfitta.

Ma lei, poverina, è una signora che parla ad esempio di bruciare i boschi per fare biomassa. I suoi sono deliri…

Di Bossi cosa pensa?

Lui è stato un guerriero, è nato per la strada. Ha creato un movimento che è radicato sul territorio. Personalmente non accetto delle cose che propone, non accetto certe persone. Ma quel partito resisterà, come i nostri meet up, che da cinque anni lavorano in 300 città italiane su tematiche vere.

Insomma, siete usciti dal virtuale.

No, noi ci siamo sempre stati. Eravamo nel ciberspazio, ma anche, come direbbe la buonanima di Veltroni, in mezzo alla gente. E nei consigli regionali ognuno di noi sarà il terminale di un network: porterà fuori trasparenza e metterà dentro progetti.

Antonio Di Pietro ha detto che cercherà di coinvolgervi nel suo progetto di buon governo.

Il progetto di Di Pietro, glielo abbiamo fatto noi. Lui è nato dalla Rete seguendo quello che scrivevamo noi sul blog. Prima della Rete aveva metà dei voti, poi ha viaggiato sulle nostre idee. Almeno questo ce lo deve. La Rete ha mandato sia Sonia Alfano che Luigi De Magistris in Europa (eletti da indipendenti nelle liste Idv, ndr). Come fa Di Pietro a dire che lui adesso ha un piano di governo e noi no? Lui è una persona perbene, ma noi non abbiamo niente da condividere con un progetto politico come il suo, dall’alto. Perché il nostro parte dal basso.

Che ne dice invece di Bersani?

Bersani è un povero signore che fa da tappetino a D’Alema e che delira. Vanno davanti ai cancelli della Fiat alle sei del mattino: sono veramente dei signori anziani patetici.

In quale luogo bisogna andare?


Il nostro luogo è stato creare una piattaforma di discussione sulle cose che interessano alla gente. Sul lavoro, ad esempio, loro delirano parlando di grandi opere che creano debito pubblico. Mentre il lavoro si crea con le micro opere, partendo dal basso. Ma loro sono stupidi e corrotti. Queste elezioni sono la dimostrazione che fanno come le squadre di calcio.

Cioè?

Si spartiscono le Regioni a tavolino. Io ti metto Loiero in Calabria così perde e tu mi dai parte del Veneto. Io ti metto in Lombardia un’anima morta come Penati e tu mi dai un’altra cosa. In Puglia gli è andata male perché c’era Vendola che s’è ribellato a D’Alema. Sono vergognosi. Sono bari e noi siamo entrati in un tavolo di bari, giocando apertamente. Sono mostri che vanno spazzati via. E saranno spazzati via. Perché noi stiamo facendo la storia, una storia nuova. Non io, ma milioni di persone, collegate ai social network, ai forum. Adesso nel Movimento siamo in 60 mila, ma ci espandiamo sulla base delle idee. Pensi cosa potrà essere tra un anno o due quando ci saranno le politiche: sono finiti.

Avrete un vostro candidato?

Questa sarà una cosa decisa dalla Rete.

Si candiderà lei?

No, no (ride).

Nel video sul suo blog è etichettato come “populista”, aggettivo che in senso spregiativo è stato spesso usato per Berlusconi.


Populista è un bellissimo aggettivo. Vuol dire che sei in mezzo alla gente. Io ci ho sudato in mezzo alla gente, la gente mi ha asciugato la faccia, mi abbracciato da sudato. Ho camminato con un canotto sulla gente. Lo facciano loro, facciano la prova canotto. Berlusconi sarebbe condotto immediatamente al primo commissariato. E altri sparirebbero: tornerebbe soltanto il canotto. Io mi sono fidato della gente, ho fatto la prova del canotto due volte. E mi è andata bene.

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