Montecitorio: più che una Camera, una suite

Roma, Montecitorio. La buvette della Camera dei Deputati
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Pubblicate sul sito dei radicali le spese del secondo ramo del parlamento italiano. Nel 2010 i servizi ai deputati costeranno ai contribuenti oltre 138 milioni di euro. Poco meno della metà se ne andranno solo per affitti

di Filippo Maria Battaglia

Caro elettore, ti scrivo. Nell'ultimo anno, i deputati italiani pare non abbiano fatto altro che questo: compilare cartoncini, annotare agende e agendine, inviare buste personalizzate. Montecitorio, spende infatti quasi settecentomila euro per la fornitura di "materiale di consumo in carta e cartone".
E' solo uno dei dati che emergono dalla lista-spese pubblicata sul sito dei radicali. I dati, fino a oggi, non erano pubblici. Adesso, grazie a un’iniziativa della pattuglia dei parlamentari di Pannella, condotta con tanto di sciopero della fame da Rita Bernardini, sono finiti sul web.

Si scopre così che nel 2010 la Camera dei deputati spenderà circa 138 milioni di euro. Poco meno della metà andrà via in affitto, il resto servirà per forniture, collaborazioni e consulenze di ogni sorta. Tre milioni di euro destinati solo per la stampa; quattro per le pulizie; quasi uno per il parcheggio e il make up delle auto blu, su cui pure la Corte dei conti in questi giorni è intervenuta.

Non solo: sulla lista spese di Montecitorio, e sempre a carico dei contribuenti, ci sono anche più di sette milioni di euro per la voce ristorazione: catering, self-service e buffet, ma c’è anche spazio per un servizio “monitoraggio qualità” che costa circa diecimila euro al mese. E poi, soprattutto, è garantita la puntualità: forse anche per questo, la “manutenzione del parco orologi” del secondo ramo del nostro parlamento costa ai contribuenti circa ventitremilaseicento euro.

Alla conferenza di presentazione alla stampa i radicali hanno “dato merito a Gianfranco Fini di essere un presidente, il primo della storia, ad essere sensibile a questo tema”. Pannella ha poi raccontato che più di vent’anni fa, quando la guida del secondo ramo del apralmento era Nilde Iotti, il gruppo del suo partito fece un’analoga richiesta, ma l’esponente comunista rispose picche: “Aveva intuito tutto con la ragionevolezza di una donna di casa, di una massaia – ricorda il leader dei radicali - dinanzi alle richieste dei radicali sull'assenza di controllo da parte del presidente su come venivano utilizzati i conti pubblici, aveva detto: ‘se li rendessi pubblici sarebbe imbarazzante per tutti i partiti’”. Aveva ragione: le cifre di oggi lo dimostrano.

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