Silvio Berlusconi: punizione esemplare per le talpe di Trani

Il premier Silvio Berlusconi
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Il premier nel corso di una cena con i deputati Pdl attacca nuovamente i giudici e rilancia le riforme. Dopo le regionali, annuncia, ci sarà una rivoluzione liberale. Stoccate verso Fini e Corte Costituzionale

Rilancio sulle riforme dopo le regionali a cominciare da quella della giustizia, delle intercettazioni e delle istituzioni con l'obiettivo di ottenere finalmente l'elezione diretta del premier. Ma si scaglia anche contro le "talpe" responsabili della fuga di notizie dell'inchiesta di Trani che hanno permesso la "vergognosa" diffusione delle intercettazioni del presidente del Consiglio. Silvio Berlusconi, nel corso di una cena con i deputati del Pdl, ha affrontato diversi temi di stretta attualita' politica. Poco dopo aver omaggiato le deputate con una croce d'argento impreziosita da un brillante, il capo del governo ha pronunciato un intervento piuttosto articolato.

Berlusconi, secondo il resoconto di alcuni presenti alla cena con i parlamentari, si è detto certo che stavolta "finalmente" le "talpe" che hanno diffuso ai giornali le intercettazioni dell'inchiesta di Trani saranno individuate. Una fuga di notizie, ha sottolineato, illegale e che perciò deve essere sanzionata e punita secondo la legge. Berlusconi ha ricordato che le intercettazioni sono finite su alcuni giornali e ha citato in particolare La Repubblica e Il Fatto.

Nell'auspicare una punizione esemplare per gli autori o l'autore della fuga di notizie, il Cavaliere ha anche sottolineato come nel caso specifico non sia troppo difficile individuare i responsabili: secondo Berlusconi infatti ad avere le carte, poi trapelate sui giornali, erano soltanto i pubblici ministeri che indagavano o gli uomini della Guardia di finanza che hanno effettuato le intercettazioni. Una cerchia ristretta all'interno della quale, secondo il Cavaliere, non dovrebbe essere difficile individuare le talpe.

Subito dopo le regionali ed entro la fine della legislatura, ha detto, faremo una "rivoluzione liberale" che consiste nel riformare il Paese: Berlusconi ha citato la riforma della giustizia (a cominciare da quella delle intercettazioni), la riforma istituzionale (ivi compreso il premierato con l'elezione diretta del capo del governo) e quella fiscale, da completare entro il termine del mandato. Il Cavaliere ha quindi affrontato l'inchiesta pugliese sulle presunte pressioni sulla Rai attraverso un commissario dell'Agcom. Prima ha difeso il suo diritto a denunciare quella che ha definito la "faziosità denigratoria" di una trasmissione come 'Annozero', rivendicando il diritto di parlare con i commissari dell'Autorità per le comunicazioni messi lì dalla maggioranza. Ha quindi ribadito che le accuse dei pm sono "risibili" perché ciò che ha detto al telefono lo ha detto anche pubblicamente. Ma soprattutto ha auspicato una "punizione esemplare" per quelle che ha definito "talpe" e cioè gli autori della fuga di notizie che ha consentito la pubblicazione delle intercettazioni sui quotidiani. Una vicenda "vergognosa" secondo il premier, che però stavolta "finalmente" vedrà scoperti i responsabili. A suo giudizio infatti, ad avere le carte poi diffuse ai giornali, erano poche persone: o i magistrati che indagavano o i finanzieri che intercettavano.

In ogni caso, è sua opinione che l'inchiesta si tramuti in un boomerang anche da un punto di vista elettorale. Il leader della maggioranza ha infatti sostenuto che il Pdl, dopo aver perso consensi anche a causa del pasticcio sulle liste, è in ripresa: adesso si attesterebbe intorno al 38,9% con una crescita solo negli ultimi giorni di quasi un punto percentuale. Anche il suo gradimento personale, almeno stando ai sondaggi che ha sul tavolo, sarebbe cresciuto. Dopo aver riconosciuto ed elogiato il lavoro dei tre coordinatori del Pdl, Berlusconi ha auspicato unità nel partito. La ricchezza di idee, ha ragionato, e' un bene, ma quando questa ricchezza si trasforma in eccessive dichiarazioni e distinguo puo' diventare una malattia. Parole che qualcuno ha interpretato come un indiretto riferimento a Gianfranco Fini.

Nel corso del suo intervento Berlusconi ha anche ribadito quanto più volte detto in passato e che cioè la sovranità rischia sempre più di essere nelle mani dei giudici: qualsiasi provvedimento del governo, ha argomentato, passa al vaglio o del presidente della Repubblica o della Corte costituzionale. Quest'ultima, ha aggiunto, nella maggior parte dei casi è influenzata da Magistratura democratica e alla fine cede alle pressioni di questa corrente di sinistra per boicottare le decisioni del governo.

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