Gli “impresentabili”? Si presentano in massa alle Regionali

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L'elenco dei candidati indagati o già condannati in primo grado, da Nord a Sud, da destra a sinistra, è troppo lungo per completarlo. Mafia, corruzione e molestie: per alcuni aspiranti amministratori la fedina penale è più ricca del curriculum politico

Di Cristina Bassi

“Liste pulite” è stata la parola d’ordine bipartisan alla vigilia della presentazione dei candidati alle prossime Regionali. Centrodestra e centrosinistra hanno preso impegni per un codice etico interno, hanno fatto dichiarazioni nette, si sono accusati reciprocamente di non aver chiuso le porte ai cosiddetti “impresentabili”, cioè politici indagati o già condannati. Il presidente della Camera Gianfranco Fini è arrivato a ipotizzare una legge che impedisca di candidare persone condannate per reati contro la pubblica amministrazione.

Ma a tirare le somme, a liste chiuse, viene fuori che l’elenco di indagati candidati è talmente lungo, da Nord a Sud, da destra a sinistra, che completarlo è praticamente impossibile. Tra le centinaia di nomi delle varie circoscrizioni provinciali e tra quelli che aspirano alla poltrona di consiglieri è troppo facile imbattersi in volti noti ai magistrati. Il caso forse più eclatante sta proprio a sinistra. L’aspirante presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca è coinvolto in due inchieste, per truffa all’Inps e per concussione nell’ambito di una variante urbanistica. “Non possiamo accettarlo”, aveva dichiarato il giustizialista Antonio Di Pietro, salvo poi accogliere De Luca al congresso dell’Idv e concedergli pieno appoggio.

Agazio Loiero, candidato presidente per il Pd in Calabria e indagato nell’inchiesta “Why Not” sui presunti illeciti nella gestione di fondi pubblici, aveva dichiarato che avrebbe ritirato la candidatura in caso di condanna. Il 2 marzo è arrivata l’assoluzione del governatore uscente. Sandra Lonardo Mastella invece non ha rinunciato a correre con l’Udeur in Campania, nonostante il rinvio a giudizio per concussione. Il coordinatore regionale della lista “Puglia prima di tutto” ed ex deputato dell’Udc Tato Greco è indagato per associazione a delinquere nell’ambito della vicenda Tarantini. E anche candidato in appoggio all’aspirante governatore per il Pdl Rocco Palese. L’ex consigliere regionale campano del Pd Roberto Conte invece, che oggi corre in una lista collegata al Pdl, è stato condannato in primo grado a due anni e otto mesi per concorso esterno in associazione camorristica.

È entrato in extremis, nonostante il veto di Pierferdinando Casini, a fianco della candidata dell’Udc in Puglia Adriana Poli Bortone, Cosimo Mele, sotto processo per il festino in hotel a base di coca e sesso. Sempre con l’Udc e sempre in Puglia è in campo Sandro Quintana, indagato per turbativa d’asta. Sostiene invece il candidato del Pdl, Rocco Palese, Francesco Pistilli, condannato a un anno e sei mesi per corruzione. Anche l’ex petroliere Fabrizio Camilli, finito in carcere nel 2007 per associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, è dalla parte di Palese con la “Puglia prima di tutto”. In provincia di Latina invece il senatore del Pdl Claudio Fazzone si presenta come capolista. È indagato per abuso d’ufficio in una vicenda di raccomandazioni all’Asl della sua città.

Domenico De Siano, indagato per la costruzione di un approdo turistico a Lacco Ameno, paese vicino a Ischia di cui è stato sindaco, è candidato al Consiglio regionale della Campania con il Pdl. Alberico Gambino, condannato per peculato a causa dell’uso improprio della carta di credito comunale quando era sindaco di Pagani, corre con il Pdl sempre in Campania. Lo stesso fanno Luciano Passariello e Pietro Diodato, entrambi sotto inchiesta per una vicenda di rimborsi chilometrici. In Piemonte Renzo Masoero, presidente di centrodestra della Provincia di Vercelli, era già in piena campagna elettorale al momento dell’arresto per concussione l’11 febbraio scorso. Angelo Burzi si candida a sostegno di Roberto Cota e a novembre è stato rinviato a giudizio per istigazione alla corruzione. Alla ripresa delle udienze, scrive Il Fatto, il suo legale ha quindi chiesto un rinvio del processo per “motivi elettorali”.  

L’ex vicepresidente della Provincia di Napoli, Antonio Pugliese, è imputato nel processo Global Service per abuso d’ufficio e associazione per delinquere e contemporaneamente presente nelle liste del centrodestra. Rosetta D’Amelio, condannata a sei mesi di reclusione per abuso d’ufficio, scende in campo con il Pd in Campania. Corrado Gabriele, che sostiene il Pd e De Luca sempre in Campania, è imputato per molestie sessuali ai danni di due ragazze minorenni. In Calabria sostiene l’aspirante governatore per il Pdl Giuseppe Scoppelliti Francescantonio Stillitani (Udc), vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, che è indagato per abusivismo edilizio. In Liguria si candida con il Pdl il consigliere regionale uscente Nicola Abbundo, coinvolto in un’inchiesta sull’uso illecito di fondi Ue.

Si candida con il Pdl salernitano Fernando Zara, condannato in primo grado per corruzione. Corre invece in Liguria con il Pdl anche Marco Melgrati, condannato in primo grado per concorso in lottizzazione abusiva. Stessa Regione e stesso schieramento per Angelo Barbero e Sergio Catozzo, entrambi coinvolti in vicende di firme false alle amministrative. In Lombardia chiede la riconferma con Formigoni il consigliere uscente Gianluca Rinaldin, sotto inchiesta a Como con l’imputazione di truffa aggravata e falso in atto pubblico. Per Scoppelliti presidente corre in Calabria anche Tommaso Signorelli, accusato di associazione per delinquere di stampo mafioso e arrestato nel 2001, è a piede libero da poco, dopo sue anni di custodia cautelare. Mentre al Consiglio regionale dell’Emilia Romagna si candida Giampaolo Lavagetto, del Pdl, rinviato a giudizio perché da assessore avrebbe speso 90 mila euro con il cellulare del Comune di Parma, per navigare in siti porno.

Il Pd ricandida in Basilicata il governatore uscente Vito De Filippo, indagato per favoreggiamento in un’inchiesta su alcune tangenti pagate alla Total da un imprenditore. Sempre in Lucania corre per i Popolari uniti Luigi Scaglione, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa nell’inchiesta sullo scandalo scommesse che ha coinvolto il Potenza calcio. Appoggia Caldoro in Campania il sindaco di Sorrento Marco Fiorentino, imputato per omicidio colposo e omissione di atti d’ufficio nel processo per la tragedia del primo maggio 2007, quando due donne morirono per il crollo di una gru davanti al municipio. In Toscana si ricandida il consigliere del Pd Gianluca Parrini, indagato per abuso d’ufficio nella “Appaltopoli” di Barberino del Mugello.

L’altra faccia della medaglia è la candidatura con l’Idv del magistrato Lorenzo Nicastro, che ha suscitato altrettante polemiche. Soprattutto perché il sostituto procuratore barese è capolista alle Regionali nello stesso collegio in cui ha indagato per anni. Sotto la lente di Nicastro, e degli altri magistrati del pool pubblica amministrazione della procura di Bari, è finito anche Raffaele Fitto per fatti che risalgono a quando l’attuale ministro per gli Affari regionali era governatore della Puglia. “Il pm Nicastro ha indagato su di me per nove anni e sostenuto le accuse nei miei confronti fino a qualche attimo fa – ha commentato Fitto – e ora si candida con l’Italia dei valori. Questo rende evidente una barbara commistione tra politica e giustizia”. “È meglio qualche magistrato in più in lista che qualche delinquente in più nelle istituzioni”, ha ribattuto Di Pietro. Un attimo dopo aver abbracciato l’indagato De Luca sul palco dell’Idv.

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