Paolo Romani in Zona Severgini: tra rete e televisione

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"Chi fa tv su Internet è obbligato ad avere le stesse regole della televisione" dice il viceministro allo Sviluppo Economico. GUARDA TUTTA L'INTERVISTA

"L'attività sulla rete è assolutamente libera. Ma chi fa tv su Internet è obbligato ad avere le stesse regole della televisione che va sulle altre piattaforme". In questi termini il viceministro alle Comunicazioni, Paolo Romani, è tornato oggi sui contenuti del decreto legislativo, varato in via definitiva qualche giorno fa dal Consiglio di ministri, che recepisce le nuove norme Ue in materia di televisione e web.

Ospite a Zona Severgnini su Sky Tg24, Romani ha sottolineato che "il decreto ha prelevato direttamente alla direttiva Ue le definizioni dei soggetti sottoposti o meno alla nuova normativa". Quanto a YouTube, "ha una similitudine con il video on demand - ha detto il viceministro - che è contenuto come definizione nella direttiva europea. Se YouTube utilizza filmati, immaginiamo il caso di un privato che sbatta on line un pezzo di Avatar, e usa la visibilità che ha grazie ad Avatar per ricavare pubblicità, vuol dire che fa televisione". Per il resto, però, "tutti i filmati, 20.000 ore che ogni minuto vengono messe su YouTube, sono un patrimonio dell'umanità, sono assolutamente liberi".

Resta però il nodo della responsabilità editoriale degli hosting service provider. Romani ha citato il caso dei "filmati porno che vengono aboliti ab initio da YouTube: questo significa che c'è un grande fratello americano, una grande stanza, un grande algoritmo, un grande calcolatore che riesce ad abolire all'inizio tutto ciò che secondo loro non può andare in onda. Quindi vuol dire che c'è una possibilità di controllare".

Quanto alle versioni on line dei quotidiani, non rientrano nel decreto, ha spiegato Romani, che ha precisato: "Se il Corriere della Sera fa una tv di informazione sul web, va regolata esattamente come è regolata sulle altre piattaforme. Un conto è il Corriere sul web, un conto è la tv del Corriere. Sono due cose diverse". Qual è il confine?, ha chesto Beppe Severgnini. "Il confine - ha risposto Romani - è la linea editoriale che sovrintende".

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