Elezioni, se cambia il partito ma non il manifesto

I due manifesti elettorali di Stefano Bucci, pubblicati sul gruppo di Facebook Spinoza.it
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Stefano Bucci, candidato nel Lazio per l'Idv, ha utilizzato la stessa fotografia usata nel 2005, quando però si era presentato con Forza Italia. Su Facebook nasce il gioco "Trova le differenze", ma lui dice: "Nessuna incoerenza tra il mio passato e oggi"

di Filippo Maria Battaglia

C'è chi sottolinea che "ha fatto il giro largo ... da FI a IDV, passando però dalla Rosa nel Pugno". C'è chi nota sarcasticamente che "ha un fiuto particolare per scegliere la coalizione perdente" e chi, infine, si sofferma sull'orologio, che in entrambe le foto "segna la stessa ora!".

Per quanto il post si intitoli "Trova le differenze", il giochino apparso nei giorni scorsi sulla pagina Facebook del blog Spinoza, non ha nulla a che vedere con la solita enigmistica.  Certo, anche qui ci sono due foto e anche qui bisogna trovare le diversità di due scatti molto simili. Anche se chi lo ha ideato non sembra voler giocare.

Le due foto, dunque. Nome e cognome sono gli stessi, così come la camicia azzurra, la pettinatura brizzolata e il sorriso smagliante a trentadue denti. Perfino l'orologio, come qualcuno ha notato, segna la stessa ora.
L’unica cosa che cambia, e non è poco, è il simbolo elettorale: anziché quello di Forza Italia, il contrassegno dell’Italia dei valori.
A questo punto, la prima cosa che uno pensa è a una satira velenosa, complici Photoshop e fotoritocchi vari. E invece no: è tutto voluto.

Accade nel Lazio, dove il consigliere regionale Claudio Bucci corre per il suo terzo mandato. E, dopo un passato politico piuttosto navigato (prima Forza Italia, poi Rosa nel pugno), punta alla carica nella schiera di candidati del partito di Di Pietro.
Per “risparmiare tempo” e fatiche, dice, “e visto che non volevo fare tanti manifesti”, il consigliere pensa così di utilizzare la foto di cinque anni prima. Qualcuno però se ne accorge, la mette sul web e scatta il putiferio.

Dalla pagina Facebook di Spinoza il copia-incolla rimbalza anche sul blog dell'Espresso curato da Alessandro Gilioli e si scatenano commenti di ogni tipo. A cui lo stesso Bucci replica: "Sì, sono passato da Forza Italia all’Idv perchè non sarei mai potuto rimanere in un partito dove vige la legge del padrone, dove il bene comune non è una priorità. Se fare delle scelte politiche coraggiose è un delitto, se mettere una carriera politica in gioco rischiando di perdere tutto semplicemente per un ideale è sbagliato, allora avete ragione voi!" Il povero Bucci, però, ci mette anche del suo: collegandosi al suo sito, infatti, ci si imbatte subito nella scritta “Ricicla e sostieni”. Una manna per gli internauti che, con simili trascorsi , possono sbizzarrirsi in doppi sensi neanche troppo velati.

Dal canto suo, il consigliere assicura comunque che nel suo lungo iter politico “non c’è un solo provvedimento di incoerenza tra ciò che ho fatto prima e ciò che sto facendo adesso”.  E, raggiunto telefonicamente da SKY.IT, snocciola tutte le sue iniziative: “la battaglia sulla privatizzazione dell’acqua, il no al nucleare, la prima legge mobbing per l’Italia”, “tutte proposte – tiene a precisare - che ho portato avanti con estrema trasparenza”.

A chi poi gli fa notare che dalle fila dell’ “assassino della legalità” (così Antonio Di Pietro ha definito Silvio Berlusconi) all’”emerito bugiardo che non ha nemmeno una laurea valida” (così Silvio Berlusconi ha definito Antonio Di Pietro) il cambiamento è stato comunque molto radicale, Bucci, serafico, replica: "Certo, che c’è stato". E racconta: “Nel 2000 quando sono stato eletto per la prima volta in regione pensavo che ci fossero tutta una serie di opportunità. Col passare del tempo, quando ho presentato tutti i miei provvedimenti, mi hanno messo i bastoni tra le ruote. Il passaggio è stato susseguente. Prima però di arrivare al partito di Di Pietro, sono tornato nella mia casa di appartenenza, la Rosa nel Pugno. All’inizio, infatti, provenivo dai socialisti”.

Lessico stringato, logica lineare. Con una simile dichiarazione, la scelta del manifesto non fa poi neanche tanto scandalo. Basta citare il grande Neil Leifer: “La fotografia non mostra la realtà, ma solo l’idea che se ne ha”.

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