Elezioni nel caos, una lunga storia di rinvii e annullamenti

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Non è la prima volta che si verificano disguidi per l'ammissione di una lista. Rimanendo solo alle regionali, sono state annullate e ripetute nel Molise nel 2000, rinviate di 15 giorni in Basilicata e fatte svolgere con "riserva" nel Lazio nel 2005

Bocciato il "listino" di Formigoni in Lombardia, bocciata la lista Pdl a sostegno della Polverini nel Lazio, mentre è attesa per domani la decisione sul suo "listino", la "via crucis" delle liste di centrodestra in queste due regioni passa ora davanti ai giudici amministrativi del Tar e, eventualmente, del Consiglio di Stato.
I ricorsi sono già stati annunciati, e, tenendo presente che la data ultima di riferimento per la formazione delle liste è il 13 marzo, quando verranno affissi i manifesti ufficiali con le candidature, è ragionevole pensare che i giudici adotteranno una corsia preferenziale per la trattazione dei ricorsi elettorali.

Nessuno può sapere quali saranno le decisioni dei giudici, anche perché quando, ed è successo molte volte in passato, le competizioni elettorali finiscono davanti ai giudici, l'esito può essere il più diverso. Rimanendo solo alle regionali, sono state in un caso annullate e poi ripetute (nel Molise nel 2000), rinviate di 15 giorni (in Basilicata nel 2005) e fatte svolgere con la riserva di un successivo controllo "di merito" su una lista (nel Lazio sempre nel 2005).

Il primo marzo 2000 i giudici del Tar di Campobasso, ritennero fondata la denuncia di irregolarità nelle elezioni che si erano svolte in aprile. A vincere era stato Giovanni Di Stasi (Ds). In particolare, era stata ammessa al voto una lista dei verdi e dei Comunisti Italiani che non avevano l'autentica delle firme di presentazione.
Il consiglio di Stato, nel giugno del 2001 confermò la sentenza, precisando che "la partecipazione delle liste che avrebbero dovute essere escluse ha inciso sull'esito elettorale". La nuova consultazione si tenne l'11 novembre 2001, e a vincere, questa volta, fu Di Iorio.

A Potenza, invece, la riammissione della lista di Unità Popolare, esclusa in un primo momento per mancanza di un modulo nella presentazione, costrinse il prefetto a firmare, a tre giorni dal voto, un decreto con il quale le elezioni regionali in Basilicata furono rinviate di 15 giorni, dal 5 e 6 aprile al 17 e 18. Questo perché la decisione del Consiglio di Stato di riammettere la lista era giunta a ridosso del voto, e non aveva permesso ai candidati di svolgere la campagna elettorale.

E sempre alle regionali del 2005, le elezioni nel Lazio furono segnate dal cosiddetto "Laziogate", quando si scoprì che alcune firme a sostegno della lista "Alternativa Sociale" di Alessandra Mussolini erano state falsificate. La lista fu quindi esclusa dalla competizione per mancanza del numero necessario di firme. Il ricorso al Tar del Lazio della Mussolini fu rigettato, ma il Consiglio di Stato riammise la lista, non entrando nel merito della questione, ma stabilendo che fino a prova contraria le firme erano state in un primo momento accettate dall'ufficio elettorale e quindi valide, e rinviando ad un secondo momento l'accertamento della verità. Dopo le elezioni il Tar del Lazio accolse la richiesta dei legali della Mussolini, di archiviare la questione per carenza di interesse: "il nostro scopo era partecipare alle elezioni, e questo lo abbiamo già ottenuto".

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